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“Sgravare”, “crush” “gasa” e “rimasto”: ecco come parlano i nostri giovanissimi

di Sara Venchiarutti
“Sgravare”, “crush” “gasa” e “rimasto”: ecco come parlano i nostri giovanissimi<br type="_moz" />

Per la Crusca è “chill” la parola del 2025. Tra i termini selezionati ci sono anche “aura”, “bro” e “ghostare” ma le nuove generazioni preferiscono altri termini

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GROSSETO. «Ora si fa un “blitz” alla casa della “crush”. L’ho “sgamato” poco fa. E oh, ieri hai “sgravato”». Se il significato vi risulta pressoché incomprensibile, non preoccupatevi. Significa solo che non avete 14, 15 o 16 anni, che non andate a scuola e che non usate più quel gergo giovanile che un tempo vi accomunava alla “gang” (leggi: al gruppo di coetanei). Anzi, se qualcuno adoperasse questi termini in età adulta, sarebbe solo “cringe”. Imbarazzante. Per cui “state nel chill” e non “triggheratevi” (non infastiditevi).

E se i giovani grossetani, che abbiamo sentito ieri mattina davanti alla scuola, hanno un loro elenco di termini preferiti, nel frattempo l’Accademia della Crusca ha lanciato una proposta, ideata nel 2025 dal linguista Massimo Arcangeli e mutuata da una casa editrice tedesca: trovare la “parola giovanile dell’anno”. L’iniziativa, aperta a tutti, era indirizzata in particolare ai giovani e ai giovanissimi e si è svolta nella cornice del Festival della Lingua italiana e delle lingue d’Italia e a cui ha collaborato, tra gli altri, anche il Comune di Grosseto, insieme alla Regione Toscana. Il risultato? Sono cinque le parole del lessico giovanile più votate dagli stessi ragazzi in tutta Italia. Quali? Chill, aura, bro, ghostare e rimasto. A vincere è “chill”, che assume il significato generico di “rilassamento”, “tranquillità”, “relax” e “calmo”, “privo di stress”. In effetti «stamattina – racconta una studentessa dello Scientifico – ho detto a mia mamma “stai chill”. Non mi ha capito».

In realtà i ragazzi maremmani non definirebbero “chill” la parola giovanile dell’anno. «Cioè sì, la usiamo, ma non così tanto. È “rimasta”. Ecco, “rimasto” è un termine che si usa molto di più, almeno per noi». A questo punto il passare degli anni, inesorabile, presenterà il conto e la mente di molti brancolerà nel buio: ma che significa? «”Rimasto” vuol dire passato di moda, vecchio. Se ti compri delle scarpe che andavano di moda l’anno scorso, sei rimasto. Un po’ escluso dalla massa», spiega sicura una studentessa di 14 anni che frequenta il classico a Grosseto.

La parola preferita dai giovani grossetani, però, non fa parte della lista dell’Accademia ed è “sgravato”. Di fronte agli occhi smarriti, subito arriva la spiegazione di alcune ragazze che stanno aspettando davanti al liceo scientifico Marconi, alla Cittadella dello studente. «Significa che hai fatto una cosa esagerata, pazzesca». «In senso sia positivo, sia negativo», precisano altri due studenti del Rosmini, indirizzo lingue orientali. In questo senso, se proprio si vuol variare, c’è anche “crazy”, che appunto vuol dire pazzo, assurdo. E sì, «cringe si usa, anche se per qualcuno sta già passando di moda», avverte uno studente. Così come “rimasto”. «Si usava prima, qualche anno fa. Ora poco», ci tiene a puntualizzare uno studente, appena uscito dal Rosmini. «Pure “crush” ormai non si usa troppo», sostiene una studentessa dello Scientifico. «Ah, noi diciamo anche “aura”», aggiunge un’altra ragazza del liceo, 15 anni. «L’aura – spiega un’altra studentessa del Rosmini, in seconda – è quando fai qualcosa che ti fa guadagnare punti, un comportamento giudicato positivo». Un esempio per capire meglio: «Se siamo interrogate a spagnolo e io aiuto la mia compagna con qualcosa che non sa, ho l’aura». Però anche questa parola non la utilizzano tutti. O meglio, diversi giovani grossetani la usano meno di altre. Ad esempio, va di più “gasare”, applicato per cose positive, che ti danno la grinta. «Non so, vedi una bella moto e dici mi gasa», spiega un’altra studentessa del Rosmini, sempre del biennio.

Poi si apre il capitolo del lessico amoroso. Qui il gergo giovanile trabocca di termini specifici. «Noi lo usiamo soprattutto per questo», ammettono due ragazze di 15 anni del Rosmini. «“Smash” serve per quando vediamo un ragazzo che ti piace da un punto di vista estetico». Poi c’è la “crush”, la cotta appunto. «Anche se noi – dicono ridendo – usiamo “Cipollino” per la persona che abbiamo identificato che ci piace». Su “smash” non sono molto d’accordo alcuni studenti dello Scientifico e delle Scienze umane: «Andava più gli anni scorsi. Noi non usiamo molto questi termini. Semmai “bro” (abbreviazione per “brother”, fratello)».

Sempre restando nel tema approcci, c’è “rizz” per provarci con qualcuno. Ma la lista è lunga: con “sigma” ci si riferisce a una persona diversa da tutti gli altri, un po’ introversa ma sicura di sé. Un significato positivo, quindi. Ci sono poi le “vibes”, il pov – il point of view, un particolare punto di vista, che va anche sui social -, il matchare. «Noi siamo matchate, ad esempio, perché abbiamo pantaloni simili», indica una studentessa del classico. “Ghostare?” Non è per nulla tra i preferiti.

Infine, ci sono sintagmi giovanili che non fanno tanto parte del parlato, quanto dei messaggi scritti. Usiamo spesso “fr”, for real. Una sorta di “per davvero”, ma – si badi bene – «si usa solo se si scrive. Nel parlato, solo se capita». l

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