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Grosseto, ospedale pieno tra polmoniti e influenza: «Vaccinatevi, rischi anche per i giovani»

di Sara Venchiarutti

	L'ospedale Misericordia di Grosseto
L'ospedale Misericordia di Grosseto

Nel reparto di Pneumologia dell'ospedale Misericordia tutti i letti occupati: «Nessuno è indenne da un ricovero in terapia intensiva a causa del virus: per questo è decisivo vaccinarsi»

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GROSSETO. Al momento il reparto di Pneumologia dell’ospedale Misericordia di Grosseto è pieno. Sono pieni i posti letto – dieci – nella degenza ordinaria, così come sono tutti occupati dai pazienti quelli in terapia intensiva, quattro. «Circa un 60 per cento dei casi nell’ultimo periodo è dovuto a insufficienza respiratoria, con o senza polmoniti, causate dal virus influenzale», stima Antonello Perrella, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia e dell’Utip (Unità di terapia intensiva pneumologica).

Nessun allarme, però: «Ad ora riusciamo a tenere tutto controllo, nel senso che – spiega Perrella – riusciamo a dimettere in tempi abbastanza brevi per poi tenere monitorato il paziente». Pazienti che spesso arrivano dal pronto soccorso, dove «stanno registrando una quantità notevole di persone con sintomi febbrili e influenzali (dolori diffusi, tosse e febbre che non passa): sintomi che durano e quindi i cittadini, anche per le festività recenti e la conseguente chiusura degli ambulatori di medicina generale, si rivolgono più spesso al pronto soccorso. Quando ci sono problematiche respiratorie, come reparto veniamo chiamati per una consulenza e, se il paziente non può essere rimandato a casa, viene portato in Pneumologia». Spesso il ricovero dovuto all’influenza è legato a «quadri importanti di insufficienza respiratoria, con o senza polmonite. C’è chi arriva fino alla terapia intensiva pneumologica – prosegue Perrella – per essere sottoposto a terapia medica e ventilazione non invasiva, una tecnica di supporto respiratorio per le gravi insufficienze respiratorie con aumento di anidride carbonica». C’è chi rimane nella degenza ordinaria. Fatto sta che il 2026 è iniziato con il “pienone”.

E attenzione, perché «i pazienti ricoverati con insufficienza respiratoria – sottolinea il direttore – non hanno necessariamente un’età avanzata o condizioni cliniche abbastanza precarie dovute a comorbilità». Così anche quest’anno «abbiamo registrato casi di persone ricoverate per l’influenza anche a 30-40 anni», conferma Perrella. Certo, restano molti meno rispetto a chi è più in là con l’età o ha già malattie che portano a un maggiore pericolo di ricovero, tra cui vanno annoverati «i fumatori (e gli ex fumatori), gli asmatici e chi soffre di bronchite cronica». Va tenuto sempre presente, però, che «il virus influenzale – chiarisce il direttore – ha un’elettività spiccata per la mucosa dell’apparato respiratorio sia in pazienti che hanno problematiche respiratorie di base, sia in pazienti sani, che invece non le hanno». Detto in altre parole, «non vuol dire che chi non ha problemi respiratorie resta indenne da questo virus e non corre il rischio di un ricovero in terapia intensiva», esplicita Perrella. È più difficile trovare queste complicanze influenzali in chi è più giovane, questo sì, ma non è poi così raro. Ormai l’influenza non è più una malattia banale, da liquidare con una scrollata di spalle e il pensiero “tanto mi faccio solo qualche giorno a letto”. E questo da ben prima del covid. Perciò «bisogna fare attenzione», invita Perrella, che aggiunge: «Vedo pazienti con una buona salute, giovani, che si ammalano e vengono ricoverati qui da noi. L’influenza non va presa sottogamba soprattutto da chi ha già qualche malattia, ma in generale da tutti. È chiaro che un paziente asmatico – continua – ha un rischio molto maggiore di andare incontro a insufficienze respiratorie, ma può succedere anche a chi non ha grosse comorbilità o non è un accanito fumatore».

Il consiglio principale, quindi, è quello di vaccinarsi contro l’influenza. «È l’unico modo per evitare o ridurre i sintomi influenzali più gravi», aggiunge il direttore. Per non incorrere nel virus, bisognerebbe anche non frequentare locali troppo affollati, ma l’unica, vera strategia è il vaccino. «Anche nei più giovani. Raccomandatissimo, ad esempio, per i pazienti che soffrono d’asma, a prescindere dall’età», aggiunge ancora il direttore.

Se invece si vuole fare un confronto con l’inverno precedente, «i numeri di quest’anno non sono ancora completi, anche perché – conferma Perrella – il virus influenzale deve ancora finire di fare il suo corso; ad occhio però la percentuale di ricoveri nel mio reparto non è aumentata».

Anche l’inverno scorso, infatti, il reparto di Pneumologia ha dovuto affrontare periodi di “pienone” legati anche alle conseguenze dell’influenza. E non è nemmeno un discorso legato alla variante K, il virus influenzale che sta “spadroneggiando” al momento. «L’influenza di per sé – conclude Perrella con un ulteriore invito – non è da sottovalutare, a qualsiasi età». 

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