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Grosseto, due lupi fino alle porte dei centri abitati: «Sempre meno rari, ma nessun allarme»

di Sara Venchiarutti
Grosseto, due lupi fino alle porte dei centri abitati: «Sempre meno rari, ma nessun allarme»

Gli esperti: «Cercano cibo, sono giovani maschi che si spostano verso un nuovo territorio»

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GROSSETO. Il cucciolo di lupo è stato trovato ferito sul ciglio dell’Aurelia vicino al ponte sull’Ombrone mercoledì. Purtroppo non ce l’ha fatta. Aveva due fratture e aveva perso la sensibilità agli arti posteriori. È stato sedato e portato in clinica, dove purtroppo si è visto che la lesione vertebrale era irrecuperabile. Probabilmente è stato investito. «Era nato l’anno scorso», aveva circa setto-mesi, dice Giorgia Romeo, funzionaria della Regione Toscana del servizio attività faunistico venatorie.

Il giorno successivo, e cioè ieri, è stato trovato un altro esemplare, stavolta a Massa Marittima, in località Ghirlanda. Vagava ferito e disorientato ai bordi della carreggiata. Così sono intervenuti i vigili del fuoco di Follonica per evitare che l’animale invadesse la carreggiata, in attesa del personale addetto al recupero di randagi. Stavolta «si tratta di un maschio adulto. Presentava un trauma cranico. È stato mantenuto sedato e stamattina è stato portato al centro di Semproniano (per il recupero di animali selvatici, ndr). Speriamo ce la faccia ma non è detto», spiega la dottoressa Romeo.

Un tempo sarebbe stato quasi impossibile trovare un lupo così vicino ai centri abitati. Ora invece nel complesso avvistarli – in Italia come in Maremma – è meno raro. Uno degli ultimi casi, sempre alle porte di Grosseto, si è verificato a settembre in zona San Martino. Nessun allarmismo però: episodi simili sono comunque sporadici, è bene sottolinearlo. In ogni caso «per loro avvicinarsi in città è ancora pericoloso. Quest’anno c’è stata una decina di investimenti di lupo in provincia di Grosseto».

Ed è vero, «hanno paura delle auto e dei rumori più forti, ma piano piano – aggiunge l’esperta – si stanno abituando». Una conseguenza della crescente antropizzazione dei territori che, “rosicchiando” boschi e terre vergini, porta anche l’uomo – e non solo l’inverso - più vicino alla fauna selvatica, compresi quindi cinghiali, volpi e così via. «I carnivori come il lupo – spiega Romeo – si avvicinano alla ricerca di fonti di cibo facilmente recuperabili, come l’immondizia all’esterno o la presenza di cibo per gatti». Fatto sta che «prima i lupi erano più elusivi: si trovavano solo nelle aree boscate e si tenevano lontani dai centri abitati e dall’uomo». Ora invece no, si possono scorgere un po’ ovunque «e sono sempre più i fenomeni di incontro tra lupo e uomo», conclude Romeo. Lo conferma il dottor Andrea Sforzi, direttore del museo di Storia naturale della Maremma. «Complessivamente – spiega – gli avvistamenti sono sempre meno rari perché in questa fase storica per una serie di cause, tra cui la protezione dagli anni Settanta, la specie lentamente ha iniziato a espandersi e a colonizzare di nuovo aree in cui - per motivi di persecuzione diretta e di condizioni non favorevoli - aveva subito un declino. Negli anni Settanta la specie era arrivata al minimo storico. Da lì c’è stato un costante recupero». Così il numero dei lupi è aumentato, tanto che è ora è una specie protetta (non più particolarmente protetta).

«Ora il lupo – conferma Sforzi – ha una distribuzione piuttosto estesa in generale, e anche in Maremma questo fenomeno è in corso. Aumenta la densità, e di conseguenza aumenta l’areale di distribuzione». E qui si inserisce l’altra ragione degli avvistamenti, che riguardano però i lupi che si spostano alla ricerca di un nuovo territorio. «Spesso i giovani maschi non rimangono nell’area di origine ma vanno “in dispersione”, usando il termine tecnico. Le risorse di cibo di un dato territorio – spiega Sforzi – dipendono dal gruppo presente. Di solito un branco è composto da quattro-cinque esemplari, dopodiché non si può continuare a ingigantire il gruppo. Alcuni lupi sono così forzati a uscire trovare altri spazi. Sono i soggetti più a rischio di uccisioni volontarie e involontarie da parte dell’uomo. Si muovono anche per centinaia di chilometri per raggiungere nuovi territori da colonizzare, arrivando a 40-50 chilometri a notte». Se a questo si aggiunge la maggiore urbanizzazione tra strade, autostrade, complessi edili e città ampliata, per cui la probabilità di incontro è aumentata anche per la presenza di più persone. Ovvio, non significa che appena esco di casa incontro il lupo. «Soltanto che – precisa Sforzi – le osservazioni che qualche anno fa erano impossibili oggi possono accadere, soprattutto la mattina presto o di sera o ancora in piena notte». Vista la capacità di spostarsi del lupo è difficile avere un numero preciso degli esemplari presenti sul territorio e del loro aumento, anche se quest’ultimo è indubbio. E sarebbe una fotografia mutevole: «Ci sono le nascite ma continua a essere presente la mortalità indotta dall’uomo, come il bracconaggio», sottolinea Sforzi.

Ma un aspetto va precisato: «Questa specie non è pericolosa per l’uomo», conferma il direttore. Purtroppo è ancora radicata la visione – stereotipata e radicata nei secoli – del lupo delle fiabe, da Cappuccetto Rosso in poi. «Questa visione – sottolinea Sforzi – enfatizzata il lupo pericoloso, che da una parte affascina, dall’altra preoccupa. Ci possono essere delle eccezioni, come un uomo che si avvicina a un esemplare ferito e lì può diventare pericoloso- come, se non di più, per i cinghiali –, ma di base il lupo scappa se vede l’uomo. Se si mantiene un atteggiamento che non arreca disturbo, non ci sono rischi reali di un attacco attivo per cui gli uomini sono individuati come prede. È possibile che ci siano predazioni per animali di piccola taglia, anche se in natura, soprattutto da noi, i lupi si nutrono di piccoli cinghiali e di caprioli , ancora numerosi nei boschi». E le aree boschive, con la protezione della vegetazione, restano le “preferite” dai lupi.

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