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Grosseto

Il caso

Vandali al parco acquatico, a Follonica il mare diventa il far west e le famiglie scappano

di Michele Nannini
La struttura nel mirino dei vandali
La struttura nel mirino dei vandali

Il titolare della struttura: «Bagnini e avventori costretti ad abbandonare l'impianto, serve una soluzione rapida»

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FOLLONICA. Un anno dopo, il parco acquatico gonfiabile della GeoMare allestito di fronte alla spiaggia della ex colonia marina deve tornare a fare i conti con gli assalti di gruppi di ragazzi che, senza controllo e soprattutto senza pagare alcun biglietto, praticamente invadono dal mare la struttura.

Raid e paura

Veri e propri blitz che allontanano le famiglie dal Parco, creando situazioni di difficile gestione ai titolari del complesso, spesso costretti a far abbandonare i gonfiabili anche dai bagnini proprio per evitare situazioni ancora più pericolose. «Ormai – spiega Roberto Merlini, titolare della GeoMare – non è più possibile gestire un parco acquatico in mare a Follonica: anche nel pomeriggio di venerdì 26 luglio, ci hanno praticamente invaso creando una situazione di pericolo per i bambini e i ragazzi che erano saliti regolarmente. Purtroppo non sappiamo più cosa fare e cosa inventare, abbiamo anche messo in atto doppi turni ma contro il vandalismo non si può resistere». La situazione è pressoché identica a quella dello scorso luglio: anche dodici mesi fa il parco allestito a Senzuno venne preso di mira di continuo da gruppi di qualche decina di persone, quasi tutte di giovanissima età.

I precedenti

Anche allora come adesso furono vani i tentativi di bloccare “l’invasione” da parte di chi si occupa del front office e dei bagnini che si trovano sulla struttura, con molti dei ragazzi al lavoro nel parco che arrivarono a chiedere di cambiare turno o addirittura zona di impiego visto che GeoMare, oltre a quello alla ex colonia, ha anche attivo un parco identico nella zona di Torre Mozza nella parte nord del golfo di Follonica, struttura che invece non è interessata dai blitz dei vandali. «Purtroppo il parco di Senzuno è soggetto per la sua collocazione a subire questo tipo di fenomeno – continua Merlini – in barba a ogni regola gruppi di decine di persone, a volte anche una quarantina di ragazzi, assaltano letteralmente il parco, bloccando qualsiasi tipo di afflusso degli avventori che sono quasi sempre dei bambini. Logicamente i genitori poi si preoccupano e si spaventano, così tutti finiscono per scendere e tornare a riva. Nelle ultime occasioni anche i bagnini hanno dovuto abbandonare il parco per evitare possibili situazioni di pericolo, viste anche alcune minacce ricevute mentre stavano semplicemente svolgendo il proprio lavoro. È una situazione che sta diventando incresciosa, la stessa che si era ripetuta anche negli anni passati». Fino a oggi non sono state trovate soluzioni adatte, probabilmente il parco della ex colonia si trova in una zona facilmente raggiungibile non solo dalle famiglie che vogliono divertirsi ma anche da chi invece pensa di poter fare ciò che vuole creando potenziali situazioni di pericolo e danni economici ai gestori della struttura. Che sperano adesso di poter risolvere la situazione come non è invece successo in passato, visto che questi episodi continuano.

Il sindaco
«Il sindaco Matteo Buoncristiani si è subito attivato e mi ha contattato – prosegue Merlini – nei prossimi giorni ci incontreremo per capire se c’è modo di fare qualcosa. Purtroppo credo sia proprio la collocazione del Parco, che non è la migliore possibile, probabilmente sbagliata e frequentata da persone che creano problemi: nelle nostre zone in provincia di Grosseto ma anche di Livorno parchi come il nostro ce ne sono altri sette-otto e solo alla ex Colonia si verificano fenomeni simili». Nel tempo sono state tentate delle soluzioni: «Abbiamo provato ad aumentare il personale – spiega ancora il titolare Merlini – per cercare di risolvere il problema, ma non è servito a nulla. Sono tre anni che chiedo di poter spostare questo parco in un’altra zona, dove magari ci sono persone e ragazzi civili: spero che qualcuno si prenda l’onere di volerci aiutare e trovare quindi una soluzione che risolva il problema».

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