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Grosseto

Il maxi immobile

La storica ex filiale della Banca d’Italia a Grosseto torna in vendita: le cifre, la data chiave e le trattative

di Matteo Scardigli
La storica ex filiale della Banca d’Italia a Grosseto torna in vendita: le cifre, la data chiave e le trattative

Ma sul “grande vuoto” di viale Matteotti resta il vincolo destinazione d’uso

10 luglio 2024
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GROSSETO. Banca d’Italia ci prova ancora. Lo storico maxi immobile di viale Giacomo Matteotti torna in vendita (insieme a 29 altre ex filiali in mezza Italia): per l’edificio, costituito da un unico corpo a pianta rettangolare, articolato su due piani fuori terra, per una superficie commerciale complessiva di circa 2.900 metri quadri, il prezzo base è di 1.500.000 e il termine ultimo per la presentazione delle manifestazioni di interesse è fissato per mercoledì 31 luglio.

La destinazione d’uso

La classe energetica non è particolarmente invitante: in una scala di efficienza da A a G, dove A è il massimo e G il minimo, l’edificio rientra nella classe F. Ma almeno sull’immobile non grava alcun vincolo storico-artistico. In teoria, chi se lo compra può farci ciò che più gli piace. In teoria. Il principale ostacolo alla vendita, infatti, era e resta la destinazione d’uso, ancora – precisa lo stesso istituto di credito – di tipologia mista direzionale/residenziale (tra l’altro, l’unità residenziale non è al momento disponibile). Il complesso viene venduto a corpo e non a misura, nello stato di fatto e di diritto in cui si trova o si troverà al momento della sottoscrizione dell’atto di compravendita, con – specifica ancora Bankitalia – le relative accessioni, destinazioni d’uso e pertinenze, così come diritti e obblighi di ogni sorta.

Gli scenari

Tutto questo comporta due possibili alternative: o l’acquirente trasforma i volumi esistenti per ospitare una (o più) delle attività ammesse dalla destinazione d’uso, oppure fa tabula rasa e tira su nuovi volumi. Nella destinazione d’uso direzionale rientrano assicurazioni, banche (appunto), centri di ricerca, sedi preposte alla direzione e all’organizzazione di enti e società fornitrici di servizi, studi professionali o – infine – uffici privati. E quella di una cordata sembra un’ipotesi difficilmente percorribile.

Le trattative

Non che l’interesse sia mancato in questi anni: dalla chiusura nel 2018 (il 21 dicembre, per la precisione) importanti società si sono fatte avanti per tastare il terreno, ma i vari abboccamenti si sono sempre conclusi con un inesorabile nulla di fatto.

La storia

La filiale grossetana della Banca d’Italia fu costruita nella metà degli anni Settanta, dopo aver demolito il Villino Guastini. Per completare l’edificazione dei volumi ci vollero due anni, arrivando nel 1977 al fatidico trasferimento dell’istituto da piazza Socci (angolo corso Carducci), dove la banca era rimasta per 81 anni in un storico palazzo ristrutturato e ampliato che era stato acquistato nel 1896 da una società che gestiva l’albergo Stella d’Italia di Oreste Civinini, che – a sua volta – si era trasferito in via Garibaldi nel 1890. Negli anni a ridosso dell’inaugurazione, la sede arrivò a ospitare nel complesso una quarantina di dipendenti più la famiglia del custode. Erano i tempi in cui i dipendenti statali (le forze dell’ordine e il personale scolastico non facevano eccezione) ogni 27 del mese si recavano proprio agli sportelli in via Matteotti per ritirare lo stipendio: giornate in cui era necessario l’intervento di carabinieri e polizia per regolare il traffico.

La filiale e i numeri

Alla chiusura la filiale schierava solo 19 impiegati (trasferiti dal 1° gennaio 2019 nelle uniche filiali toscane rimaste aperte, cioè Firenze e Livorno), meno della metà rispetto ai tempi d’oro, e il custode. L’immobile ha una superficie calpestabile di circa 600-700 metri quadrati, suddivisa in piano terra, tutto in vetro e cemento, e primo piano, più una corte interna e l’abitazione del custode, dalla metratura di circa 120 metri quadrati (ma, come detto, non disponibile). Il complesso di viale Matteotti è un vero e proprio pezzo di storia di Grosseto, e vanta una volumetria di tutto rispetto ma tutt’altro che facile da manutenere. Nel frattempo rimane un “grande vuoto” in una zona che sta perdendo di anno in anno negozi e servizi, troppo spesso cartina di tornasole del livello di degrado in città.

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