Il Tirreno

Grosseto

Il racconto

Protesta dei trattori: «Noi, senza “bandiere”. Ora andiamo a Roma». Pranzo con gli agricoltori tra solidarietà, speranze e problemi

di Luca Barbieri
Un momento della giornata di ieri del presidio in zona Spadino (foto Agenzia Bf). In alto a destra in senso orario: Yuri Pieretto, Francesca Neri, Giampiero Bigiarini, Margherita Barco
Un momento della giornata di ieri del presidio in zona Spadino (foto Agenzia Bf). In alto a destra in senso orario: Yuri Pieretto, Francesca Neri, Giampiero Bigiarini, Margherita Barco

Il presidio maremmano si è chiuso ieri. Tra le storie anche Francesca, 30 anni: «Studio veterinaria e porto avanti l’azienda insieme a mio padre»

08 febbraio 2024
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GROSSETO. Ci sono i trattori che guardano l’Aurelia dall’alto, qualche bandiera italiana, gli striscioni immancabili che hanno accompagnato le giornate di protesta, poi c’è un tavolone centrale, allestito in mezzo al campo circondato dai mezzi agricoli: al centro si intravedono salsicce, vino, formaggi, dolci del Carnevale, confezioni di tagliatelle al ragù. Bicchieri e posate si alternano, in questo grande tavolo di legno sotto una tenda, ai prodotti del territorio: «Se vuoi mangiare, serviti pure, siediti: ci hanno portato molte cose da Grosseto, le persone, le attività. Abbiamo avuto tanti bei segnali di solidarietà in queste ore: guarda quante tagliatelle. Adesso sistemiamo e liberiamo la zona, alcuni di noi proseguono andando a Roma, altri non riescono per motivi personali», ci spiega mentre sistema il tavolo Yuri Pieretto che è tra i “resistenti” della manifestazione – al secondo giorno di fila in Maremma –, ormai sintetizzata nel dibattito pubblico come la protesta dei trattori organizzata in tutta Italia (e in Europa) con il settore degli agricoltori sceso in piazza, in strada, per ribadire le loro ragioni: dai prezzi d’acquisto al costo del gasolio, dagli aumenti a ciò che viene inserita nel capitolo «burocrazia», ripetono.

«Ho sentito dire che siamo in piazza per avere maggiori contributi, ma non è così: siamo qui per chiedere giuste condizioni per lavorare, per avere un futuro come piccole realtà. Io scendo in piazza come agricoltore e anche per gli altri colleghi», continua Pieretto che ha un’azienda agricola a conduzione familiare ad Alberese. «Sono alla terza generazione dell’azienda vitivinicola e olivicola. Lavoro in biologico: questo è il futuro», aggiunge.

Verso Roma

Qui con lui, quando deve scoccare ancora l’una, ci sono una decina i mezzi agricoli, poi attorno al tavolone ci sono gli agricoltori, quelli che hanno bissato la protesta – con numeri corposi il giorno precedente, martedì, lungo l’Aurelia (260 mezzi per la terza manifestazione in un paio di settimane in Maremma) – e che si sono fermati su questa collinetta che guarda dall’alto l’ingresso di Grosseto sud. Si vedono percorrendo l’Aurelia; per raggiungerli però serve percorrere la strada interna, quella di campagna.

Chi ci viene incontro è Margherita Barco, pile scuro, pantalone verde, ci guida nel campo: «Sono di fretta, parto per Roma (dove sta confluendo la manifestazione, ndr). Perché sono qui anche oggi (ieri, ndr)? Sono arrivata alla terza generazione dell’azienda agricola e agrituristica ad Alberese. Da tempo viviamo una situazione complicata, abbiamo passato periodi di grandi difficoltà e non mi vergogno a dirlo: così, a queste condizioni, non si riesce a proseguire. Chiediamo che ci vengano date le condizioni per garantire un futuro a tutti, a partire dal giusto valore dei prodotti».

A Roma però, ci dice, andrà anche Giampiero Bigiarini, imprenditore di Magliano: «Non chiedetemi da quanto tempo lavoro nel settore, perché ci sono nato: contro la passione non si può far nulla. Però ora i ricavi non bastano per coprire quelli che sono i costi, vogliamo aggiungere per esempio il costo del gasolio e quello del grano? E stiamo parlando di un’eccellenza, di una questione che dovrebbe essere centrale nel nostro Paese come made in Italy».

Senza “cappelli”

Ciò che emerge dalle facce, dalle voci, da chi ha deciso di esserci fino in fondo (il presidio era programmato fino alle 14 di ieri, dopo appunto la giornata di martedì) sono le storie: di quotidianità, spesso di aziende a conduzione familiare. Chi sceglie di parlare, ma più generalmente chi è qui, nelle ultime ore dell’iniziativa maremmana, non rientra, ci spiegano, in comitati precisi e rigetta il tentativo di racchiudere tutti sotto “bandiere” ed etichette: «Tutti parlano già di “cappelli”, di manifestazioni già fallite in partenza, ma non è assolutamente vero: non abbiamo “bandiere”, siamo agricoltori senza alcun “cappello”, indipendenti e dietro di noi ci sono le persone, le loro storie, le famiglie», riprende Barco.

Questione di passione

Tra gli altri, indaffarata a sistemare il grande tavolone quando ormai sta per scoccare l’ora dello stop alla manifestazione, in quello che è diventato un presidio sulla collinetta che osserva la statale, c’è anche Francesca Neri.

Trent’anni, lavora con il padre nell’azienda di famiglia nelle campagne qui vicino: azienda di ovini da latte. «Abbiamo anche 3.300 olivi. Mio padre non voleva che intraprendessi questa professione, me l’ha sempre detto: però cosa vuoi farci, mi ha tramandato la passione, per gli animali, per la natura, per i prodotti genuini, restare all’aria aperta, vedere cosa mangiamo, conoscendo la filiera e tramandando i saperi», racconta la giovane. «Studio all’università di Pisa veterinaria. Sono qui perché non c’è rispetto verso la nostra passione, verso ciò che produciamo. Il settore ha dimostrato compattezza, anche perché, se non partecipi, per come la penso, non puoi dire di averci provato e allora di che ci si lamenta? E adesso ci aspettiamo che – intanto – ci ascoltino…».

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