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Terme di Roselle, un gioiello nel degrado. L’assessore promette: «Faremo i lavori»

di Maurizio Caldarelli
Terme di Roselle, un gioiello nel degrado. L’assessore promette: «Faremo i lavori»

Dopo l’appello del presidente della Pro Loco, Ginanneschi fa il punto sulla struttura. La proposta dell’associazione: «Un percorso museale tra le vasche d’acqua calda»

26 dicembre 2023
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ROSELLE. Non è caduto nel vuoto l’appello del presidente della Pro Loco di Roselle, Alfonso De Pietro, che ha messo in evidenza pubblicamente le criticità delle Terme Leopoldine, che versano attualmente in uno stato di degrado e necessitano di urgenti lavori di coibentazione del tetto e sistemazione degli intonaci, per poter svolgere al meglio la loro funzione sociale e aggregativa e per dare la degna ospitalità, compreso l’utilizzo della cucina (messa a norma) alle associazioni che vengono ospitate nella struttura.

«Prendiamo atto delle dichiarazioni del presidente De Pietro – risponde l’assessore ai lavori pubblici, Riccardo Ginanneschi – Siamo consapevoli che un manufatto storico come le Terme di Roselle ha bisogno di una manutenzione. Sarà il Comune di Grosseto, considerato che si parla di poche migliaia di euro, a incaricarsi di effettuare i lavori nel 2024, per ridare dignità a un edificio che dà sicuramente prestigio a tutto il territorio comunale».

Recupero delle vasche

Nel corso della conferenza stampa, De Pietro e alcuni consiglieri dell’associazione che presiede, hanno anche parlato di riportare alla luce le vasche di acqua calda (due delle quali avevano nel progetto iniziale spogliatoio e salottino per i frequentatori più facoltosi) che fino all’alluvione del 1966 erano fruibili, conosciute fin dal 13° secolo come il Bagno di Roselle. Inizialmente ce n’erano altre due dedicate da persone affette da malattie cutanee o lebbra. «Per questo intervento – ha detto a tal proposito Alfonso De Pietro – serviranno ovviamente dei finanziamenti regionali o comunitari, dato che il quadro economico sarebbe sicuramente importante. Il recupero di quelle stanze realizzate con il marmo estratto dalla cava di Roselle potrebbe utile per vari scopi. Con le attuali normative sanitarie, probabilmente, sarebbe difficile riaprire le vasche alla cittadinanza, ma potrebbero fare di un percorso museale che potrebbe servire per attirare nuovi turisti nella frazione. Con l’okay della Asl, però, non ci sarebbe nessun problema a riaprire la canalizzazione dell’acqua, che continua ad avere la necessaria pressione per poter riempire il cratere centrate e far ripartire le vasche».

La storia

Lo stabilimento termale, che Leopoldo II di Lorena nel 1824 donò alla popolazione, utilizzabile per gli abitanti e per gli animali, in origine aveva una decina di vasche, sei più piccole e le altre più grandi, che venivano alimentate dalla grande vasca centrale, dalla quale sgorga tuttora acqua calda a 37-38°.

All’esterno è ancora visibile, tra le erbacce, anche la sorgente, con due cannelline, dalle quali usciva acqua potabile, ritenuta particolarmente indicata per le malattie del fegato e dell’intestino.

«Negli anni Ottanta – hanno spiegato i consiglieri della Pro Loco – si pensò ad un recupero delle Terme Leopoldine per utilizzarle per l’emergenza abitativa e furono così tombate sette delle otto vasche termali. Uno scempio, insomma. Negli anni abbiamo trovato dentro la vasca grande detriti, addirittura una delle due teste modello egizio che si trovavano nella piccola sorgente esterna. L’abbiamo ripulita e cerchiamo di mantenerla, ma sarebbe bene trovare la maniera di utilizzare meglio una risorsa importante come l’acqua termale, utilizzata fin dall’antichità dai Romani».


 

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