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Grosseto

L’anniversario

Casa del Popolo di Gavorrano: cinquant’anni fa l’inaugurazione di un simbolo

di Silvano Polvani
Casa del Popolo di Gavorrano: cinquant’anni fa l’inaugurazione di un simbolo

Nel 2013 l’intitolazione all’ex sindaco Arnaldo Senesi. La costruzione iniziò nell’estate del 1972: «La nascita fu il frutto di una straordinaria stagione d’impegno»

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GAVORRANO. «La costruzione della Casa del Popolo di Bagno di Gavorrano è iniziata nell’estate del 1972 e la sua inaugurazione è avvenuta il 23 settembre 1973. La sua nascita è il frutto di una straordinaria stagione di impegno collettivo, promossa dall’allora sezione locale del Partito Comunista Italiano, che si è concretizzata con il lavoro volontario, la sottoscrizione economica e la passione di centinaia di persone. Il ringraziamento va a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa struttura, luogo di incontro, confronto e partecipazione sociale, culturale e politica della comunità».

Ricorrenze

Questa è la targa che fa mostra di sé all’ingresso dell’ampio salone della casa del popolo. Una casa del popolo che oggi ha cinquanta anni, dedicata ad Arnaldo Senesi, storico sindaco del Comune di Gavorrano. La sua posa avvenne il 23 settembre del 2013 ed ebbe un eccezionale testimone: Nello Bracalari, simbolo della Resistenza in Maremma, una grande voce della libertà, venuto a mancare, nel cordoglio generale, all’inizio di questo anno.
Il 23 settembre 1973 a Bagno si inaugurava il monumento a Togliatti e la “Casa del Popolo”. Fin dalle prime ore della mattina decine di pullman e centinaia di auto avevano affollato la piazza antistante l’edifico della nuova “Casa del Popolo”. Un corteo aveva percorso e a lungo animato le vie della cittadina. Dietro le bandiere e gli striscioni avevano sfilato decine e decine di delegazioni provenienti dalle varie parti del Paese: comunisti e democratici di Livorno, Piombino, Siena, folte rappresentanze dei quartieri romani, tra cui le sezioni comuniste di Pietralata, di Centocelle del quartiere Italia, Civitavecchia, Viterbo e Pistoia, da Pisa, dalla città e dalla provincia di Firenze, dalle fabbriche di Torino. Era presente anche una delegazione del Psi di Grosseto. Tutta la Maremma, tutte le sezioni del partito comunista della provincia avevano risposto all’appello lanciato da Gavorrano in vista della giornata d’inaugurazione.

La giornata

Nella mattinata con una cerimonia estremamente semplice era stato inaugurato il monumento a Togliatti, e subito dopo si erano aperte al pubblico le stanze della “Casa del Popolo”. Una grande e moderna opera che rappresentava il risultato, la felice conclusione della fatica e del sudore di centinaia di lavoratori. «Ci siamo improvvisati elettricisti, idraulici, carpentieri, muratori, imbianchini, manovali», affermò il sindaco Senesi nel discorso di apertura.
L’afflusso dei partecipanti alla manifestazione continuò crescente per tutta la giornata. L’atmosfera era quella della grande festa popolare. A queste tantissime persone – c’è chi ha indicato numeri come sedicimila presenti – aveva parlato Pietro Ingrao dalla piazza antistante la Casa del Popolo. Ingrao si era soffermato sulla figura di Togliatti richiamandone il grande valore non solo profondamente nazionale, ma internazionale della sua opera.

L’idea e la storia

Un’idea quella della costruzione della Casa del Popolo che nasce nel 1972 e trovò l’immediato consenso tra tutta la popolazione dopo una decisione unitaria scaturita da una consultazione: la “casa” iniziò a camminare sulle gambe dei compagni che con una sottoscrizione popolare assicurarono la condizione necessaria per l’inizio dei lavori avviati nel settembre 1972. Anni quelli che oggi appaiono lontani, quasi anacronistici, difficili da comprendere per i più giovani, ma Bagno era una realtà importante nel panorama politico della provincia di Grosseto: 615 iscritti al Pci sui 1100 di tutto il comune, il 73% dei voti alle elezioni comunali; questa era la realtà del Pci a Bagno di Gavorrano, paese di circa 2500 abitanti situato al centro della zona delle Colline Metallifere.
Una località dove la forza del partito trovava origine nelle tradizioni di lotta per il lavoro, la pace, e contro il fascismo. Una popolazione che lavorava in massima parte nella vicina miniera di pirite, ma oltre ai minatori erano presenti piccoli coltivatori, artigiani e commercianti: erano queste le categorie sociali, il fulcro della forza elettorale e organizzativa del Pci. E da qui erano passati Enrico Berlinguer, Pietro Ingrao, Giorgio Amendola.
 

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