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Ogni anno 34 ore in coda al volante: il caso di Grosseto, città “senza semafori”

di Matteo Scardigli
Ogni anno 34 ore in coda al volante: il caso di Grosseto, città “senza semafori”

Il capoluogo maremmano è terzo in Toscana per strade congestionate

19 febbraio 2023
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GROSSETO. Trentaquattro ore l’anno della vita di ogni grossetano si consumano lentamente in mezzo al traffico.

A novembre 2021 l’amministrazione comunale Vivarelli Colonna annunciava la rimozione dell’“ultimo semaforo” della città, ma poi non se n’è fatto niente. La strategia adottata a suo tempo dalla giunta Bonifazi doveva, auspicabilmente, snellire la circolazione riducendo i tempi di percorrenza. «I semafori garantiscono la sicurezza, ma in certi momenti creano ingorgo», fu il riassunto che l’ex primo cittadino fece dodici anni fa, proprio di questi tempi, a ridosso della rimozione della lanterna tricolore superstite a Barbanella.

Ciò che fu e ciò che ne è seguito, tuttavia, ha determinato l’ennesima classifica dal risultato poco lusinghiero per la città del grifone: il 3° gradino sul podio della Toscana (dalla quale mancano Massa-Carrara, Pisa e Prato), il 31° piazzamento in Italia e la 304ª posizione nel mondo; tutte per congestion rank, cioè livello di intasamento delle strade. Lo certifica l’azienda americana Inrix, specializzata nell’analisi dei big data (moli enormi di informazioni), in particolare per gli spostamenti veicolari.

I dati sono riferiti al 2022, e – precisiamo subito – evidenziano un miglioramento rispetto all’anno precedente pari al 14%. In sostanza, per quanto riguarda il 2022, Inrix ha analizzato miliardi di dati – tutti anonimi o “anonimizzati” – provenienti da telefoni cellulari, navigatori, veicoli connessi alla rete, infrastrutture di strade e garage per costruire una “mappa del ritardo”.

La ricerca ha riguardato circa mille città in tutto il mondo e, per ognuna, ha indicato le ore perse nel traffico (cioè la differenza tra il tempo impiegato per effettuare un percorso nell’ora di punta e in un momento di circolazione scorrevole), ma anche le velocità medie durante il giorno e quelle nell’area compresa entro un miglio (1,609 chilometri) dal centro della città in considerazione. A Grosseto – come detto – sono 34.

E un semplice giro in auto nelle ore di punta ne dà la riprova empirica, non bastassero le evidenze fornite in tempo reale da Google Maps. Le strade da bollino rosso sono – in linea di massima – in centro (via Oberdan e via Tripoli), in zona industriale (via Aurelia Nord e via Nepal) e alla Cittadella dello studente; senza dimenticare viale Uranio. In pratica, là dove si concentrano mezzi pesanti – autobus o camion – in combinato disposto con carreggiate particolarmente strette e/o svolte ad angolo retto: è sufficiente che un “bestione” debba svoltare perché si formi la coda.

A questo si aggiunga l’abitudine del guidatore maremmano a voler cercare parcheggio davanti al luogo di destinazione, che spesso lo porta a peregrinazioni ben più lunghe del necessario, e – parallelamente – la sosta selvaggia: si veda piazza Rosselli all’uscita delle scuole.

Per migliorare ancora serve, quindi, un cambio di passo; di mentalità, prima ancora.

«Come Aci possiamo avanzare proposte e suggerimenti per promuovere focus specifici, ma non ci si può sostituire a un’amministrazione comunale», premette Mauro Minoletti, direttore da 15 anni dell’Automobile club italiano della Maremma, che valuta nel lungo periodo l’impatto della strategia avviata da Bonifazi: «Il semaforo crea rallentamenti, ma ci vuole anche l’educazione dell’automobilista; soprattutto nella rotatoria. Con questa configurazione, da un punto di vista teorico il traffico scorre di più ma serve maggiore attenzione alle regole e, in particolar modo da parte dei conducenti senior, sulle novità».


 

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