È morto l’ex vescovo Giacomo Babini
Aveva 92 anni, fu pastore a Pitigliano e poi a Grosseto. Dopo il “ritiro”, le invettive choc contro donne, ebrei, omosessuali
Emilio Guariglia
GROSSETO. All’alba di ieri è morto all’ospedale di Arezzo monsignor Giacomo Babini, vescovo emerito di Grosseto e prima ancora vescovo della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Aveva 92 anni e dal 2002 viveva ritirato, in una piccola ala del monastero delle clarisse di Sansepolcro e poi nella Casa San Lorenzo. L’annuncio della morte è stato dato ieri mattina dal vescovo Giovanni Roncari, in apertura della Messa per la solennità di tutti i santi, nella cattedrale di Grosseto. «Il vescovo Giacomo Babini è stato pastore umile, di fede profonda e radicata – lo ricorda Roncari – Nelle due diocesi maremmane che ha servito, clero e popolo ne conservano un bel ricordo, a motivo della sua mitezza. Abbiamo pregato per lui, perché possa godere delle parole del Vangelo: vieni servo buono e fedele. Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo Signore».
In effetti a Orbetello, dove si insediò a gennaio del 1992, Babini è ricordato per il suo impegno pastorale e per quello concreto al fianco dei lavoratori della Sitoco che perdevano il loro posto; e a Grosseto – dove divenne vescovo nel luglio 1996 per sostituire una figura di primo piano come quella di Angelo Scola – chi c’era non dimentica il suo impegno per preparare la comunità diocesana al Giubileo del 2000, l’accoglienza in diocesi dei primi monaci benedettini che, a Poggi del Sasso, avrebbero poi costituito la comunità di Siloe, o l’erezione della pieve di Santa Maria in Campagnatico a santuario mariano diocesano.
Eppure, paradossalmente, nel capoluogo il nome di Babini si è legato soprattutto a un’altra parte della sua vita. Quella degli ultimi anni quando – superati gli 80 e ormai “in pensione” – il monsignore cominciò a esternare considerazioni esplosive, raccolte e rilanciate da un sito della destra ultracattolica e capaci di indignare mezzo mondo. La prima nel 2010: un’invettiva violentissima contro omosessuali, ebrei e islamici. Con giustificazioni per Hitler e il fascismo che suscitarono reazioni furibonde fin negli Sati Uniti. E poi una sortita dietro l’altra, fino (2012) a quella sui femminicidi: «Sono le donne che provocano. Troppo libertine, se la cercano». Il suo successore, monsignor Franco Agostinelli, fu persino costretto a intervenire pubblicamente: «Quelle parole sono pronunciate da una persona anziana e con problemi di salute, che parla per sé, non a nome della comunità dei cattolici di Grosseto», dichiarò all’indomani dell’ennesima esternazione. Se quelle parole siano mai state davvero del vescovo emerito, o solo frutto di forzature strumentali in danno di un uomo indebolito da età e malattia, resta un mistero che Babini si porta con sé. Ma oggi, a Grosseto, chi lo ha conosciuto come vescovo è sicuro: «Quella non era la sua voce».
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