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le difese 

«Pene troppo alte senza il 416 bis Pronti a ricorrere»

A.F.
«Pene troppo alte senza il 416 bis Pronti a ricorrere»

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follonica

La domanda che si rincorre nelle reazioni delle difese degli imputati è questa: se non esiste un metodo mafioso, perché le pene sono così alte? Domanda che troverà risposta nelle motivazioni, che saranno depositate entro novanta giorni.

Intanto però gli avvocati pongono subito l’attenzione sul venir meno dell’aggravante, considerata l’ossatura principale di tutto il procedimento. «È la prova che c’è stata un’enfasi alta su questo processo – dice Guiscardo Allescia, difensore di Evans Capuano – Si è voluto vedere la mafia dove la mafia non c’era». «Lo avevamo detto dall’inizio che non c’erano i presupposti per il metodo mafioso – prosegue – Ora attendiamo le motivazioni. Sicuramente faremo ricorso in Appello, visto che la pena è elevata e a nostro parere non ci sono fatti né prove che possano giustificarla. Credo che siano molti i motivi per una revisione, anche se alcuni punti già ci sono stati riconosciuti, come l’assoluzione per l’estorsione nei confronti di Marchionni».

Sulla necessità di rivedere la quantificazione delle pene è d’accordo anche Carlo Valle, difensore di Ausilio Cataldo, così come Riccardo Sensi, difensore di Angelo Murè. «L’impianto accusatorio basato sul metodo mafioso è crollato – dice Sensi – Sono state ritenute attendibili persone che attendibili non sono».

Anche qua il ricorso in Appello è dato per scontato, anche se, a detta di Sensi, resta l’amaro per come è stata inquadrata la figura di Murè. «Ha sbagliato in passato e ne ha pagato le conseguenze – dice l’avvocato – Dispiace che arrivi questa sentenza quando in realtà Murè è arrivato in Maremma per rifarsi una vita. Ma daremo battaglia e siamo fiduciosi di poter avere ragione».

Stessa lettura da parte di Alessandro Oneto, difensore dellex cancelliere del tribunale Cesare Ferreri. «Il fatto contestato al mio cliente viene riqualificato in fattispecie meno grave e appare quindi palese come Ferreri non abbia mai compiuto atti contrari ai suoi doveri verso l’ufficio – dice il legale – Questo il motivo dell’imputazione originaria ai suoi danni che sembra essere stata disattesa e modificata ampiamente dal collegio. Anche la pena applicata è stata più che dimezzata, ma certo questo non ci basta». Oneto poi allarga il ragionamento a un livello più generale. «La sentenza sconfessa in toto l’esistenza del presupposto principe: il compimento a Follonica e in provincia di atti con metodo mafioso – prosegue l’avvocato di Ferreri – Questa condotta è risultata del tutto inesistente». Per l’avvocato l’Appello è «inevitabile», in quanto ribadisce l’assoluta innocenza dell’ex cancelliere. «Prima è venuta meno la contestazione di associazione per delinquere – conclude – e ora sono venuti meno tanti altri puntelli e pilastri dell’imputazione».

Stessa lettura offerta anche dalle altre difese presenti in aula: Barbara Fiorini per Imparato e Francesca Carnicelli per Bernardini. Soddisfatto – abbastanza – invece Alessandro Antichi, avvocato di parte civile sia per il Comune di Follonica (escluso dai risarcimenti, ma la presenza dell’ente «era simbolica», dice il legale) sia di Giovannelli, per cui è stata riconosciuta una provvisionale di 40mila euro, molto vicina alla richiesta presentata durante il procedimento di 50mila. «Nel processo si è parlato di metodo mafioso, non dell’esistenza di una compagine mafiosa, come invece le difese hanno provato più volte a ribadire – dice Antichi – Una condanna a dodici anni non è che la vediamo spesso dalle nostre parti».— A.F.

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