Il Tirreno

Grosseto

due anni di violenze 

«Maltrattò la convivente» Condannato a 30 mesi e a risarcire la vittima

P.S.

Una lunga serie di episodi,  dalle offese alle vessazioni Anche i genitori di lei erano entrati nel mirino: minacce e un incendio

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Condanna a 2 anni e 6 mesi, come da richiesta dell’accusa, e anche al risarcimento della parte civile, cui andranno 15mila euro. Pena sospesa per un uomo di 42 anni, imputato davanti al giudice Marco Bilisari di una lunga serie di episodi di maltrattamenti nei confronti della convivente, di qualche anno più giovane, nonché di minacce al padre di quest’ultima e di danneggiamenti dell’auto della madre, cui aveva dato fuoco.

Chiuso il primo grado del giudizio avviato dalla denuncia della donna, che con l’imputato ha avuto due figli. Per tutte le imputazioni la viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo ha chiesto il riconoscimento di responsabilità. L’arco temporale delle contestazioni era compreso tra il 2016 e il 2017 e la magistratura aveva poi emesso un divieto di avvicinamento alla donna e ai suoi congiunti.

Articolato il capo di imputazione. La donna sarebbe stata minacciata con un coltello alla gola e con la stessa lama sarebbe stata ferita alla mano sinistra (7 i giorni di guarigione). Nel giugno del 2017, inoltre, l’imputato avrebbe minacciato la convivente dicendo che, insieme a suoi amici, sarebbe andato a picchiare un uomo, collega di lavoro, ritenendo che lui avesse una relazione con lei. Episodi avvenuti davanti ai figli che la coppia aveva avuto ma anche di fronte ad altri due ragazzini nati da una precedente relazione di lui.

All’uomo sono stati comunque contestati numerosi episodi di offese. In alcune occasioni l’uomo avrebbe lanciato contro di lei il proprio telefono cellulare, un accendino, una tazza, un grosso mazzo di chiavi. Una volta anche la sua bicicletta, senza riuscire a colpirla. In varie circostanze l’avrebbe minacciata di cacciarla di casa. E quando i litigi erano cresciuti di intensità, l’uomo avrebbe anche danneggiato porte, muri e mobili dell’abitazione in cui la coppia abitava. La donna non sarebbe stata poi libera né di lavorare né di incontrare le persone più care o gli amici. E sarebbe stata offesa e percossa tutte le volte che lei si era rifiutata di avere con lui rapporti sessuali.

C’era poi il capitolo delle minacce al padre della donna: «Quando esci fuori a portare il cane stai attento, perché ti ammazzo di botte», «ti spacco la testa», le frasi che sarebbero state pronunciate impugnando una spranga di ferro sbattuta violentemente contro un palo dell’illuminazione pubblica. La madre della donna si era invece trovata con l’auto dal pneumatico parzialmente tagliato e con il tettino dell’auto danneggiato dal fuoco innescato con un panno intriso di sostanza infiammabile. Il difensore Stefano Severi potrà presentare appello dopo il deposito delle motivazioni, che avverrà fra 45 giorni. L’avvocato Paolo Ceciarini ha rappresentato la parte civile. — P.S.

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