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Dal Kurdistan all’Amiata Il regalo etimologico di Tunc Metin alla montagna sacra

fiora bonelli
Dal Kurdistan all’Amiata Il regalo etimologico di Tunc Metin alla montagna sacra

Arrivato 14 anni fa, il gestore del Babylon Cafè di Castel del Piano è anche ricercatore e ha una teoria sull’origine del toponimo 

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fiora bonelli

“Miun-Tinia– ta”. Montamiata, etimologicamente “la sacra montagna madre che sta nel centro preciso dell’antica Etruria”. La misteriosa etimologia del monte, ancora oggi motivo di dibattito fra studiosi, prova a svelarla Tunc Metin, che 14 anni fa è arrivato da Kurdistan turco e che, come gesto di integrazione e attaccamento alla terra che lo ospita, ha costruito la sua teoria. Peraltro convincente.

Tunc Metin, dopo aver risieduto a Montalcino e a Cinigiano, ha messo radici a Castel del Piano con la moglie e i due figli e ha aperto il Babylon cafè, in piazza Garibaldi.

Ma oltre che a fare il gestore del frequentatissimo locale, fa pure il ricercatore. «Ho solo la licenza di terza media – dice – ma frequento l’Università di Siena e ho costanti contatti coi professori senesi. Mi occupo di semantica, filologia, storia, archeologia. Ho una vera passione per la storia orale, quella prima dei Sumeri».

Grazie a questa preparazione Tunc Metin propone una teoria interessante. «A livello etimologico “Toscana” è una parola ariana. “Toscana”, vale a dire “To(r)oscana”: Toros è il nome dell’area geografica e identifica l’antica società etrusca. Toros è una parola che viene usata per la montagna della mezzaluna fertile, in quanto il toro è uno dei primi animali addomesticati con l’intento di utilizzarlo per lavorare i campi. Ha inizio in questa fase della storia umana la rivoluzione agricola. E con essa inizia la denominazione delle zone geografiche. “Cana” (in toscano “Hana”), in ariano antico significa “casa”: dunque “Toscana” è “casa dei Toros”».

Metin propone un’etimologia anche per la parola “etrusca”: “E-trus-ca”. La E significa “io”, “trus” “toros”, “ca” “di”. Così gli etruschi si presentavano: “io sono di Toros”.

Stabilita l’etimologia, Tunc Metin passa alla definizione dell’area geografica dell’Etruria: «La zona etrusca – dice – è un angolo di 360 gradi intorno al Monte Amiata. Gli etruschi si sono ramificati, estesi fino ai territori da dove era possibile vedere la montagna sacra Tinia/Amiata. Tutto ciò che è visibile dall’Amiata fu una volta la zona dell’Etruria. È possibile vederla da Civitavecchia alla provincia di Perugia».

E proprio grazie alla posizione della sacra montagna amiatina, punto di riferimento per gli etruschi, essi potevano comunicare col fuoco. «Per esempio – dice Metin – quando arrivavano le navi dalla Fenicia a Roselle, zona di collegamento del commercio con la civiltà d’origine, la Mesopotamia, accendevano un fuoco, e di fuoco in fuoco, di luogo in luogo si giungeva fino al fuoco più alto del Monte Labro per avvisare i popoli etruschi. Questo sistema comunicativo permetteva di fronte al pericolo di organizzarsi molto velocemente».

Gli Etruschi accendevano fuochi di diversi colori per comunicare più agevolmente. «In ogni parte della Etruria – spiega Metin – c’erano, come oggi, luoghi posti in alto in cui osservavano e leggevano studiavano questi segni di fuoco. Anche per il rapporto con le divinità era molto importante il fuoco/fumo e il suo colore. Se moriva il più grande aruspice si accendeva un fuoco per il nuovo aruspice. Avevano una cultura matriarcale, la madre era “êté”». Da queste osservazioni Metin ricava l’etimologia di Monte Amiata. “Miun-Tinia-ta”: “miun” “nel mezzo”, “tinia” “sola”, “ta/êté” “madre”. Ovvero la sacra montagna madre che sta nel centro dell’Etruria. Tinia è anche dea della fertilità, attira le nuvole, crea la pioggia e permette alla terra di dare i frutti. —



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