Il Tirreno

Grosseto

Caravaggio, un monumento funebre alla probabilità

Caravaggio, un monumento funebre alla probabilità

A Porto Ercole un’arca ospiterà le ossa attribuite (con molta incertezza) al grande artista Il Comune ha speso 65.000 euro nella speranza di attirare i turisti

3 MINUTI DI LETTURA





di Andrea Scutellà

PORTO ERCOLE. L’Argentario dedica un parco funerario a Caravaggio e lo fa tra le polemiche. Nel 404º anniversario della morte del geniale pittore, vengono deposti quelli che (forse) sono i suoi resti all’interno dell’arca funeraria commissionata dal Comune di Monte Argentario. Ma sull’autenticità delle ossa e sul valore artistico della tomba le perplessità sono molte. È più un sarcofago che un mausoleo, considerando che il proverbiale monumento funebre del satrapo di Alicarnasso Mausolo aveva una superficie di 130 metri.

«La presentazione è andata molto bene - racconta con soddisfazione il sindaco Arturo Cerulli – c'era tantissima gente, e testate giornalistiche e televisive. Complimenti a tutti quelli che hanno collaborato». Oltre i sorrisi, però, c’è la questione della veridicità dei resti. E qui il sindaco glissa: «Io non ero presente quando Caravaggio è morto, né sono un esperto di ossa. Io penso che siano vere, come sono vere in tante altre situazioni simili. Quando vedo le reliquie dei santi io ci credo che sono vere. Ma quando sono morti non c’ero io e non c’era nemmeno il prete».

Si tratta di un monumento funebre alla probabilità, dunque. Oppure di una questione di fede. In ogni caso è una riuscita operazione di marketing turistico. «Purtroppo l’anniversario della morte del Caravaggio è il 18 luglio, quando il turismo c’è già - aggiunge il sindaco - se fosse morto in bassa stagione sarebbe stato meglio».

L’iniziativa è costata, tra spese di promozione e spese di realizzazione, 65mila euro. «Il Comune ha finanziato un’opera fantastica, solo l’arca funeraria costerebbe 70-80mila euro, noi l’abbiamo pagata appena 15mila» rivendica orgogliosamente Silvano Vinceti, l’uomo che ha diretto le ricerche.

L’annuncio trionfale del ritrovamento dei resti è dell’estate 2010, a ridosso del 400° anniversario della morte del pittore. Il 4 luglio le ossa venivano trasportate a bordo del brigantino Barbarossa di Cesare Previti a Porto Ercole, dopo essere state analizzate da un’équipe di esperti guidata da Vinceti. I resti sarebbero stati individuati tra gli altri 200 scheletri umani presenti nell’ossario della Chiesa di Porto Sant’Ercole, dove sarebbero stati trasportati dal cimitero della frazione di Monte Argentario nel 1956. Attraverso gli esami del terreno e del carbonio 14 gli esperti avrebbero individuato una rosa di scheletri con caratteristiche simili a quelle di Caravaggio. Poi il test del Dna che avrebbe confermato la compatibilità - con una probabilità compresa tra l’85 e il 90 per cento - con alcuni discendenti della famiglia Merisi, il cognome di Caravaggio.

Vinceti sembra profondamente convinto della veridicità delle sue ricerche anche se precisa che «la scienza prevede un ragionevole dubbio». Tomaso Montanari, invece, docente di Storia dell’Arte all’Università di Napoli e collaboratore del Fatto Quotidiano, definisce «risibile» la ricerca dello studioso. «Sono sicuramente ossa umane, ecco cosa possiamo dire. Questi ricercatori hanno scelto persone a caso con il cognome di Merisi e hanno supposto che discendessero dal pittore». Vinceti ha già querelato Montanari e adesso annuncia: «Lo sfido a un pubblico dibattito nella piazza di Porto Ercole». Lo storico dell’arte risponde che raccoglierà il guanto solo «quando la ricerca verrà pubblicata su una rivista scientifica seria».

Primo piano
L’indagine

San Vincenzo, arrestato il secondo rapinatore della banca – Nel blitz dipendenti e clienti in ostaggio, poi la fuga con oltre 300mila euro

di Stefano Taglione
Speciale Scuola 2030