Il Tirreno

Grosseto

L’agonia del Marraccini, chiuso da 9 anni

di Maurizio Bernardini
L’agonia del Marraccini, chiuso da 9 anni

L’ex cinema ancora in attesa di una destinazione mentre è allo studio una soluzione metà commerciale metà aggregativa

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GROSSETO. Ottantasette anni di storia. Nove dall'ultima proiezione di un film, prima della definitiva chiusura avvenuta nell'ottobre del 2003: sono i numeri del vecchio, o meglio sarebbe dire antico, cinema Marraccini. Un trascorso importante, tanto da indurre la soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici della Toscana a riconoscere il bene immobile come di "interesse particolarmente importante", vincolandone sia gli interni che gli esterni. Un fattore da non sottovalutare, soprattutto in vista di possibili futuri cambi di destinazione d'uso.

Era il marzo del 2011, piena campagna elettorale per le comunali. Una corsa che avrebbe incoronato, per la seconda volta, Emilio Bonifazi. In quelle settimane, come diversi anni prima, quello che è stato il cinematografo principe della città era al centro dei discorsi di molti maremmani. Politici compresi. Ognuno offriva la propria ricetta, la personale interpretazione sullo stato delle cose. Lui, il Marraccini, era sempre lì, quasi sornione e magari convinto che, prima o tardi, qualcuno sarebbe tornato a fargli visita per passare una serata, un pomeriggio, un'ora del proprio tempo libero.

Oggi non se ne parla più, eppure di occasioni per risollevarne le sorti ce ne sono state. Molte: nel 2004 Comune e Provincia stavano per acquistare il tutto, l'affare sfumò per un soffio, poi avanzarono proposte un paio di banche, infine il tutto passò nelle mani dell'attuale proprietario, Riccardo Demi. Era il 2005. Cinque anni più tardi fu addirittura la Curia a far intendere un certo interesse per quella che sarebbe potuta divenire la sede di un museo d'arte sacra. Anche in questo caso, però, tutto cadde nel vuoto.

Ecco poi la già descritta vigilia delle elezioni e l'infinita polemica per le presunte richieste della comunità islamica grossetana: «Vogliono farci una moschea, a cento metri dal duomo» fu l'annuncio di un esponente politico locale. Infine altri mesi di chiacchiere e nulla più.

Oggi, a distanza di anni, l'antico cinema Marraccini è ancora lì, con una differenza: ogni mese, ogni anno che passa l'intonaco cede, le infiltrazioni divengono permanenti e lo stabile logoro. Inutile proseguire nella descrizione dello stato in cui versa: si trova in via Mazzini, nel cuore del centro storico e non c'è grossetano che non si sia trovato a passare di lì. Magari tirando un sospiro, tra lo sconforto e la rabbia.

Al posto di un edificio storico, adesso il rischio è quello di dar vita, lentamente, a un altro "ex qualcosa", come il fatiscente Garibaldi o l'ospedale.

A guardare bene però, per quel che riguarda il Marraccini, la soluzione per evitare il disastro potrebbe essere legata a un cambio di destinazione d'uso dei locali: «Stiamo aspettando che venga approvato il regolamento urbanistico» hanno fatto sapere dalla proprietà, confermando, di fatto, d'aver presentato un'osservazione in merito e che qualcosa si muove. L'orientamento, da parte del Comune, potrebbe essere quello di salvare capre e cavoli, avallando cioè una proposta che preveda di lasciare allo stabile una connotazione aggregativa, di interesse generale, magari affiancata a una sfumatura commerciale. Una via d'uscita che, secondo molti, avrebbe la forza di strappare all'oblio quello che per posizionamento e valenza storico culturale è un patrimonio d'interesse per tutta la città.

Una cosa è certa, l'acquisto del Marraccini non è nei piani del Comune: «Fu valutato a suo tempo - spiega il sindaco Emilio Bonifazi - ma scegliemmo il Moderno per diverse ragioni strutturali e di utilità. Per il Marraccini il discorso è complesso, si è parlato di tutto: c'è chi accennò all'idea di adibirlo a centro commerciale e chi diede vita alla polemica sulla presunta moschea. Il Ru è in fase di approvazione, quindi sulla destinazione d'uso futura è prematuro discutere».

Non resta che attendere, nella speranza che 87 anni di storia non siano gettati al vento.

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