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Grosseto

"Terra Ribelle" targata Argentina

<b>TERRA RIBELLE.</b> Una scena della fiction della Torrini
TERRA RIBELLE. Una scena della fiction della Torrini

Il presidente del Consorzio Bonifica indignato

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 GROSSETO. "Terra Ribelle", fiction trasmessa da Rai 1, che racconta la Maremma di fine '800, nel capalbiese, è stata girata in Argentina. Liberi i registi di scegliere la location che ritengono più adatta, ma il presidente del Consorzio bonifica maremmana, Fabio Bellacchi, c'è rimasto male. «A colpirmi - dice - sono state le motivazioni di questa scelta, espresse dalla regista Cinzia TH Torrini».  «In Maremma ha detto non ci sarebbe più neanche un angolo incontaminato dalla presenza dell'uomo e risulterebbe impossibile fare riprese senza "inciampare" in strade, fili dell'elettricità e modernità varie. Come rappresentante di un ente che da 85 anni ha il compito di tutelare il nostro territorio - dice Bellacchi -, con notevole impegno economico anche delle pubbliche istituzioni come la Regione, ho trovato inopportuna la motivazione addotta dalla regista perché, come sanno bene tutti coloro che la Maremma la vivono o la visitano, di luoghi non antropizzati ce ne sono moltissimi. Come non pensare - continua - alla stessa zona intorno a Capalbio, al lago di Burano, al Parco Regionale della Maremma, ai boschi delle Colline Metallifere o dell Amiata, alla Diaccia Botrona. Sorvoliamo su inesattezze come un diffuso accento fiorentino, ma rimaniamo attoniti nell' osservare come le immagini scorrano e nulla sia riconoscibile della nostra terra, e si vedano ambienti totalmente diversi dalla Maremma, introvabili qui oggi come nel 1800; la campagna rocciosa, per esempio, l' assenza di pini o la stessa palude, che sembra più la sponda di un lago o del mare, quando la Diaccia Botrona è ancora lì intatta come nell' 800. In sintesi, trovo mortificante per la Maremma ed i suoi abitanti la dichiarazione di Torrini sull'impossibilità di girare qui una fiction ambientata nel passato, l'apprezzamento di un regista per un territorio infatti lo si misura anche dal fatto che questo venga valorizzato da inquadrature che possano eventualmente correggere tracce di modernità. Mi chiedo se la regista di "Terra Ribelle" abbia visitato e studiato con cura la Maremma, e mi domando anche se non abbiamo perso una grande opportunità di promozione turistica: si parla molto di Maremma, è vero, ma un evento mediatico così importante porterà nelle case e nell'immaginario di migliaia di italiani una Maremma inesistente, non perché ottocentesca, ma perché falsata. I turisti non troveranno nulla di ciò che è stato rappresentato in tv, neanche il dialetto. Troveranno una terra, un cielo, uno straordinario ambiente tanto amato proprio perché incontaminato, e forse si chiederanno perché non ambientare qui film che parlano di Maremma».

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