Il Tirreno

Grosseto

Appello per l’artista nativo del paese e celebre anche in Liguria che 110 anni fa aveva realizzato la statua di Garibaldi

Scarlino dedichi una piazza allo scultore Pasquali

<b>SCULTORE.</b> Vincenzo Pasquali
SCULTORE. Vincenzo Pasquali

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 SCARLINO. Vincenzo Pasquali: chi era costui? Domanda legittima. Nessuna targa lo ricorda, tantomeno una strada. Eppure Scarlino deve tanto a lui. Perché Vincenzo Pasquali, nato a Scarlino il 25 giugno 1871, è l'autore - tra l'altro - della statua di Giuseppe Garibaldi che sorge nell'omonima piazza del centro storico e che fino al 2 settembre 1900 (data dell'inaugurazione) si chiamava piazza del Popolo.  A ricostruire la storia dei Pasquali, famiglia di artisti la cui notorietà è più vasta altrove, ci ha pensato Giancarlo Grassi che su "Il Diciannove", pubblicazione edita in occasione delle Carriere, ha invitato le amministrazioni comunali di Scarlino (che è Comune solo dal 1960) e di Gavorrano a trovare il modo di rimediare a quella che ritiene una dimenticanza. Dal piccolo locale a Scarlino, si trasferisce a Grosseto, dove apre un laboratorio con l'aiuto dei fratelli minori. La ditta, ricostruisce Grassi usufruendo di un'amplia bibliografia, riceve commissioni con ritmo sempre più incalzante. L'opera più datata è la targa con le medaglie in marmo con i profili di Saffi e Mazzini inaugurata a Roccatederighi il 29 aprile 1895. Vincenzo esegue anche la cappella Barberini, collocata nel cimitero di Scarlino, dove è anche custodita la pietra con l'effige in rilievo di Oreste Fontani, morto nel 1894 a 76 anni, il quale cooperò con pochi compagni all'imbarco di Garibaldi a Cala Martina nel 1849. È autore anche del monumento a Felice Cavallotti collocato nel 1889 a Porta Nuova di Grosseto. Poi apre una fonderia a Pistoia, si trasferisce a Genova e dal 1915 a Sanremo, dove aderisce alla Massoneria e dove nel 1923 diventa scultore ufficiale della città (a titolo di ringraziamento, progetta e costruisce un monumento ai Caduti in bronzo) e dove muore nel 1940. Insomma, conclude Grassi, è un figlio di Scarlino che merita di essere ricordato
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