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La Fiorentina in mano a De Gea: le tappe di una storia d’amore e i capitoli ancora da scrivere

di Francesco Gensini
Una paratona di David De Gea nella partita contro il Milan (foto Nucci)
Una paratona di David De Gea nella partita contro il Milan (foto Nucci)

L’estremo difensore spagnolo, 34 anni, è uno dei simboli della rinascita viola. Per lui una seconda giovinezza che potrebbe continuare fino al giugno del 2026

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FIRENZE. Nelle mani di David. Quelle di David De Gea, numero uno di ruolo e di fatto di questa Fiorentina che a lui si è affidata con intuizione felice e vincente andando a prenderlo in estate nella soluzione che adesso sembra la più naturale possibile (e lo era anche allora), se non fosse che il portiere spagnolo veniva da una stagione intera di inattività dopo la chiusura del rapporto ultradecennale con il Manchester United.
Dall’idea alla realtà
Storia nota che a ripercorrerla a distanza di mesi provoca ancora un senso vago di meraviglia, ripensando ai contorni della vicenda e di chi ne era il protagonista. E lì è scattata l'idea giusta del club viola che cercava un alter ego di Terracciano per aggiungere qualità e sostanza tra i pali. Certo, la scelta di fermarsi era stata del giocatore, evidentemente non soddisfatto delle proposte economiche: uno che viaggiava a ventidue milioni lordi di sterline all'anno, ovvero diciannove milioni netti, ed è una cifra che la Fiorentina non si poteva e non si potrà mai permettere per De Gea e per nessun altro. Ma anche proposte tecniche, considerando le sue “frequentazioni” al livello più alto: tutto messo insieme, i dirigenti di Commisso sono stati bravi a far leva sul fascino della città, sul progetto in essere, su una nuova esperienza professionale e umana a 34 anni a completamento di una carriera super.
Una storia bellissima
Messaggio ricevuto e rimandato indietro nella maniera attesa, cioè con un sì che ha spalancato le porte all'arrivo dell'estremo difensore iberico al Viola Park: e lì è cominciata una storia nuova. Bella, bellissima. Una storia che è solo all'inizio (a proposito del contratto: c'è inserita una clausola di rinnovo che il club avvierà a breve per spostare la scadenza da giugno 2025 a giugno 2026 con raddoppio dell'ingaggio da 1,2 a 2,4 milioni secondo quanto stabilito tra le parti), ma che ha già fatto innamorare Firenze di De Gea e De Gea di Firenze. E il merito, alla fine, è dei risultati che la squadra di Raffaele Palladino sta conquistando e di cui il portiere è uno degli artefici riconosciuti, e basti ricordare la parata ai calci di rigore contro l'Akademia Puskas che ha permesso alla formazione viola di superare i playoff di Conference League oppure, sempre in tema di rigori che sono una delle specialità della casa, i due penalty parati a Theo Hernandez e Abraham nella serata perfetta della vittoria contro il Milan che non a caso ha dato il via alla Fiorentina rullo compressore di questo periodo; non ultime le parate salva-risultato a Genova contro i rossoblù di casa per aggiungere altri tre punti d'oro alla classifica.
Il video
Esempi importanti di qualcosa di più grande come la presenza di De Gea a Firenze, nella Fiorentina, che è segnale più che sufficiente per misurare e pesare le ambizioni della società. Altrimenti uno così in gruppo te lo scordi. Invece c’è, con tutto il suo carico di bravura e personalità, con un contributo alla causa che anche questo potrebbe stupire se non fosse che lassù dov’è arrivato De Gea è possibile soltanto a fronte di una professionalità assoluta che prescinde da condizioni e situazioni. Anzi, si esalta per quelle come sta accadendo se trova una piazza e un club che si immedesimano in lui per trarne benefici in campo e fuori. Adesso dici De Gea e Fiorentina, e viceversa naturalmente, e la risonanza diventa internazionale in automatico: figuriamoci se associate alle prodezze del portiere spagnolo e al senso di appartenenza dimostrato, come se a Firenze ci giocasse da dieci anni e non da tre mesi. Per dire: hanno fatto il giro di social e web le immagini di De Gea esultante al gol del 2-1 di Kean che spianava la strada alla vittoria contro il Verona. Uno che ha vinto Premier League, Coppa d’Inghilterra, Europa League, Supercoppe, che la Champions è come se fosse casa sua. E magari ci riporta la Fiorentina.


 

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