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Fiorentina, senza Nico non si può

di Francesco Gensini
Fiorentina, senza Nico non si può

Gonzalez è tornato in campo dopo 77 giorni ma è stato determinante. E lo è sempre stato quando contava, ora Italiano non può ignorarlo

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FIRENZE. È tornato dopo settantasette giorni e ha lasciato subito il segno. Perché Nico Gonzalez è fatto così, le cose banali non fanno per lui e se non gioca è perché qualcosa gli impedisce di giocare anche a costo di pagarlo a caro prezzo (e niente vale più in termini di rimpianto della rinuncia per infortunio al Mondiale, poi quel Mondiale addirittura celebrato con una vittoria dall’Argentina) , ma quando gioca fa il possibile per confermare quello che tutti dicono di lui: è il valore aggiunto della Fiorentina.
Ed è così. Lo sa Commisso che ha investito 27 milioni (bonus compresi) per portarlo via due estati fa dallo Stoccarda facendone l’investimento più oneroso nella storia di questo club, lo sanno tecnico e squadra, lo sanno i tifosi viola, ma finora Nico è stato più fuori che dentro, per colpa di problemi assortiti, di qualche incomprensione innescata proprio dalla rassegna iridata in Qatar: adesso, però, è davvero arrivato il momento di buttarsi tutto alle spalle e iniziare, la Fiorentina e Gonzalez, un percorso nuovo e differente.
A proposito di segnali, ce n’è uno che fa capire che quel momento è arrivato. Sono le lacrime che dopo il rigore trasformato al novantesimo hanno bagnato gli occhi dell’argentino, occhi pieni di orgoglio e di fierezza oltre che di quelle lacrime che gli venivano dal cuore come riprova di un senso d’appartenenza.
Il pianto strozzato, ma anche quello sguardo un po’ duro e un po’ tenero mentre Saponara e gli altri gli si stringevano intorno per festeggiare un gol importantissimo e subito dopo, una volta liberatosi dalla “stretta”, le mani lanciate dall’alto verso il basso con gli indici puntati sul terreno a indicare che lui era lì, lui è lì, a Firenze, al “Franchi” e vuol dimostrare quello che vale e quello che è per la Fiorentina. E sarà. Di sicuro gli serve un cambio di passo, trovando la continuità che finora gli è mancata, anche se i numeri dimostrano che sono bastate poche presenze e poche partite per confermare l’importanza nella squadra di Italiano.
Ma finora, appunto, è stato più fuori che dentro e nel conto a ricordarlo non entrano soltanto i settantasette giorni trascorsi dall’ultima gara disputata prima del Sassuolo (era Fiorentina-Inter dello scorso 22 ottobre) , perché pure in precedenza c’erano stati altri guai muscolari o articolari a impedirne la disponibilità: difficile non pensare che certe difficoltà di rendimento della squadra viola non siano da legare all’assenza di Gonzalez. Sempre con i numeri sotto mano a dare forza e attendibilità ad un assunto che viene quasi naturale: suo (di Nico) il gol che aveva indirizzato la sfida dei playoff i Conference League contro il Twente, suo il gol del 2-0 al Verona (subentrando come l’altro ieri) , sua la doppietta agli Hearts of Midlothian sempre in Europa ma nella fase a gironi e, infine, suo il rigore che sabato pomeriggio ha dato tre punti d’oro alla Fiorentina in una partita super complicata contro il Sassuolo. Nessun dubbio con Nico in campo su chi lo battesse quel rigore. L’argentino ha preso il pallone, l’ha messo sul dischetto, uno sguardo a Consigli, finta e gol. Lacrime e sguardo fiero. Gonzalez è tornato.
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