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Baggio, amore a prima vista, poi la rivolta per la cessione

Venduto alla Juventus, la guerriglia contro i Pontello è passata alla storia. Domani, giovedì 23, in omaggio con Il Tirreno la quindicesima foto d’epoca Locchi


22 giugno 2022 Francesco Gensini


FIRENZE. Dalla malasorte che si accanisce fin dai giorni immediatamente successivi all’acquisto, alla cessione più contestata che si ricordi a Firenze, con tanto di guerriglia urbana. Ci sono stati tanti di quei colpi bassi che un amore così grande risulterebbe perfino incomprensibile ad un’analisi superficiale. Più gli elementi negativi si accanivano contro Roberto Baggio, più i tifosi della Fiorentina si innamoravano di questo ragazzo preso 17enne dal Vicenza con un ginocchio distrutto (metà anni Ottanta: rischio stop carriera altissimo) e che invece avrebbe sconfitto tutto e tutti, diventando il "Divin Codino", conquistando il Pallone d’Oro, ritagliandosi un posto tra i campioni più celebrati di questo sport. Non a Firenze, ma da Firenze tutto ha avuto inizio. Più la sfortuna lo prendeva di mira, più Firenze lo proteggeva e lo coccolava, sapendo che con lui avrebbe visto cose impensabili per noi umani. E il motivo era semplice: baciato dal dio del pallone, Baggio è stato il Calcio agli occhi dei tifosi della Fiorentina. Quello bello e puro, quello del talento che ammiravi nei cortili e nei campetti dove le infinite partite erano un bagno nella polvere e che poi ritrovavi negli stadi più importanti d’Italia e del mondo. Però, con la maglia viola indosso e questo, per un popolo orgoglioso e con spiccato senso di appartenenza qual è quello di Firenze e della Fiorentina, valeva più di ogni altra cosa. Anche fare una battaglia per le strade. Quello era stato il punto finale, il più amaro e acre (non solo per i lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine). Prima c’erano state pagine indimenticabili e indelebili, ricche di gol meravigliosi, di dribbling da artista, di pennellate di genio che solo per quelle andavi allo stadio sapendo che in campo c’era Baggio e qualcosa di suo, folgorante, avrebbe stordito i sensi. Dal 29 gennaio 1986 (giorno dell’esordio in Fiorentina-Udinese, andata dagli ottavi di Coppa Italia) al 16 maggio 1990 (giorno di Fiorentina-Juventus, ad Avellino, ritorno della finale di Coppa Uefa): poco più di quattro anni, spesso interrotti da lunghe assenze a causa degli infortuni, per scrivere una storia unica. Cinque stagioni di cui sarebbe logico ricordare le 136 partite e i 55 gol (il primo a Napoli il 10 maggio 1987), le magie in serie che facevano sgranare gli occhi e spalancare la bocca (una su tutte: la rete segnata a San Siro contro il Milan il 20 settembre 1987 dopo aver messo a sedere la difesa della squadra che avrebbe vinto lo scudetto e conquistato il mondo), ma poi ti accorgi che bastano un nome, un cognome e una città. Roberto Baggio, Firenze. Non serve altro: sarebbe tutto superfluo.

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