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Corre, urta il vetro e si rompe il naso: il negozio adesso deve risarcirla

di Pietro Barghigiani
Corre, urta il vetro e si rompe il naso: il negozio adesso deve risarcirla

Il giudice dà ragione (a metà) alla donna: mancavano gli adesivi segnaletici

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FIRENZE. Lei andava di fretta, mentre la vetrina aveva la “colpa” di essere troppo trasparente. Un combinato disposto che un giorno di fine gennaio del 2023 trasformò un’aspirante cliente di un negozio di abbigliamento di intimo in una paziente del pronto soccorso. Un impatto violento del volto contro l’ingresso che provocò la frattura delle ossa nasali e altre lesioni a una 60enne fiorentina. Che, dopo aver chiesto i danni alla società proprietaria del negozio, ha ottenuto prima 2.400 euro dall’assicurazione e ora la condanna a un risarcimento di circa 5mila euro (spese legali incluse). Il giudice Liliana Anselmo de Vivo ha riconosciuto alla donna un concorso di colpa del 50 per cento. Sbadata sì, ma anche i responsabili del punto vendita potevano segnalare meglio l’inganno del vetro all’apparenza inesistente.

La scena è ambientata in via del Corso angolo via Calzaiuoli. Le ante della porta in cristallo sembravano aperte quando è andata ad urtare con il viso contro la metà della porta che invece era chiusa, ma che, secondo la donna, sembrava aperta «perché non dotata di maniglione o di altri dispostivi di segnalazione e comunque poco distinguibile atteso che il cristallo era pulito, trasparente ed uniforme» ha riferito nella citazione a giudizio. Non finì a terra dopo la testata anche se venne soccorsa dal personale del negozio e portata all’ospedale Santa Maria Nuova dove le riscontrarono un trauma cranio facciale non commotivo con trauma delle ossa nasali e ferite superficiali del naso, oltre a un interessamento del rachide cervicale.

L’anta era chiusa e sebbene fosse priva di adesivi colorati e di decalcomanie che potessero “avvisare” il cliente di fare attenzione e di adeguare la propria condotta, «al contempo sopra di essa era apposta una maniglia di colore acciaio di apprezzabili dimensioni che parte dalla base fino a quasi metà dell’anta» si legge nella sentenza. «Ammetto che avevo fretta perché dovevo cercare un capo di abbigliamento per mia suocera che doveva ricoverarsi in ospedale la mattina successiva – è stato il racconto in aula – per cui, visto anche l’approssimarsi della chiusura dei negozi, non vidi l’anta chiusa della porta di vetro, andandoci a battere contro». Di qui il concorso di colpa riconosciuto nella vicenda per la quale la donna chiedeva 24mila euro di risarcimento.l



 

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