Firenze, consigliere leghista scambia le potature per abbattimenti e sgrida l'operaio. Il Comune: «Intimidazione»
L'avvocato Guglielmo Mossuto, che ha lo studio sul viale dei Mille, filma i lavori, urla e dà ordini. Draghi (Fdi): «Fa male alla destra». La vicesindaca Galgani e il presidente del Q2 Pierguidi chiedono le scuse
FIRENZE. Cinque video. Cinque. Un’intera sessione Facebook, manco fosse una serie Netflix sul bagolaro, con Guglielmo Mossuto che arriva in viale dei Mille, scorge un operaio sul cestello con la sega elettrica, osserva i rami che cadono e deduce che ci siamo: eccoli, sono cominciati gli abbattimenti. «Non so con quale autorizzazione», si infervora quasi subito. Poi si rivolge all’uomo: «Mi fa vedere l’autorizzazione?!? Voglio vederla!! Lei senza autorizzazione non fa niente, ci sono io qua». C’è lui qua. Perdiana. L’uomo sul cestello si chiama Pasquale Loiacono, lavora per una ditta incaricata dal Comune e, secondo Palazzo Vecchio, non sta abbattendo gli alberi destinati a lasciare spazio alla tramvia. Sta potando i bagolari. Manutenzione ordinaria, richiesta dagli uffici anche dopo le segnalazioni di alcuni residenti per rami e frasche che avrebbero provocato danni ai tetti. E qui il cortocircuito acquista una certa grazia involontaria, quel cringe che nemmeno la migliore stand-up comedy saprebbe regalarci: Mossuto, avvocato oltre che capogruppo della Lega, ha lo studio proprio in viale dei Mille.
Petto in fuori, cellulare in mano, Mossuto domanda, impone, dispone. Guai a toccare il bagolaro senza che l’avvocato abbia visto le carte. «Qui ci abitiamo noi», spiega infine all’operaio stringendogli la mano. «Tagliate i rami necessari, c’è l’ombra, salvateci almeno quello». In mezzo, secondo il presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi, Mossuto infervorato che grida, si indigna, si agita, urla, divide e impera (crede) e definisce l’intervento uno «scempio» opera dei «sinistri». La scena finisce sui social per scelta dello stesso consigliere. Tutto in diretta, tutto documentato. A marzo, in Consiglio, aveva già fatto parlare di sé per un altro imperativo: «Stai zitta», gridato più volte all’assessora Caterina Biti. Ora ecco il Mossuto sceriffo di fronde e seghe elettriche.
Che poi son si capisce da quale norma Mossuto ricavi il potere di ordinare a un addetto di fermarsi e mostrargli l’autorizzazione. I consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici informazioni e atti utili al mandato, possono presentare interrogazioni, mozioni e altri strumenti di controllo. È l’articolo 43 del Testo unico degli enti locali. Ma il controllo politico-amministrativo che passa dunque dagli uffici e dagli strumenti del Consiglio non trasforma il consigliere nel responsabile del cantiere o in una specie di sceriffo di quartiere. Mossuto, che è avvocato, questo dovrebbe saperlo. Ma tant’è. Mossuto mente fina e pensiero acuto deve aver pensato di potersi arrogare quel diritto (e chissà, magari lo sente pure come un dovere). La vicesindaca Paola Galgani e Pierguidi infatti lo colpiscono proprio lì. «Contestare una scelta dell’amministrazione è un diritto», dicono, ma il confronto politico non può trasformarsi «in intimidazione» verso chi non decide nulla.
E sarà pur vero, la faccenda degli alberi, a Campo di Marte, brucia. Con il progetto della tramvia Libertà-Rovezzano sono previsti abbattimenti e sostituzioni lungo il tracciato; proprio il giorno prima Pierguidi aveva spiegato che in viale dei Mille le rimozioni riguarderanno le fermate e la curva da viale Don Minzoni. Mossuto quella battaglia l’ha scelta da settimane: il 26 agosto parlava di «strage di alberi centenari» e invitava i fiorentini a scendere in strada. Stavolta, però, ha visto una potatura e ci ha letto dentro la tramvia. Che poi, alla fine, quella fra Mossuto e la realtà è sempre un po’ una grande battaglia fra natura e cultura, una specie di perenne sturm und drang fra ragione e istinto. E quasi sempre quel suo tocco così naturalmente cringe che ci riscuote dal torpore a lui nuoce. Anche politicamente. Per dire, il contraccolpo arriva da casa sua, dal centrodestra. Alessandro Draghi (FdI), vicepresidente del Consiglio comunale, usa poche parole e nessuna diplomazia: «Prendo le distanze dal capogruppo della Lega. Non è un buon metodo di propagandare la politica e fa male al centrodestra. Mi dispiace per il lavoratore interrotto e sgridato». Così Mossuto, che era partito per salvare i bagolari, finisce per farsi potare da un alleato. E chissà, magari non se ne è accorto: ma è stato lui stesso ad autorizzarlo.
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