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La tragedia

Cade nel canalone davanti agli amici durante il trekking: morto escursionista di Firenze

di Redazione Firenze

	Un cartello indica il sentiero per il Montasio
Un cartello indica il sentiero per il Montasio

Vittima Enrico Giani, 58 anni. Era il fotografo ufficiale del gruppo “Emilio Bertini”. La tragedia sulle Alpi Giulie durante il quarto giorno di escursioni con la comitiva del Cai Prato: inutili i soccorsi

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FIRENZE. Un passo sbagliato, forse un inciampo. Enrico Giani perde l’equilibrio sul sentiero 663c e gli amici della comitiva del Cai Prato lo vedono sparire sotto di loro, inghiottito dal canalone. Duecento metri di roccia e vuoto. Le grida si accavallano sulla parete, qualcuno chiama aiuto, altri escursionisti poco lontano le sentono e riescono a raggiungere il 112. Lassù il telefono prende male. Giani è già fermo su una cengia, alla base di un salto di roccia.

Ha 58 anni, è di Firenze ed è con il gruppo della sezione Emilio Bertini del Cai Prato impegnato nell’Anello delle Alpi Giulie. Sono in 13. Sei giorni da rifugio a rifugio fra Jof Fuart, Montasio, Canin e Mangart. È il quarto giorno del trekking. Nel primo pomeriggio stanno scendendo dal Bivacco Suringar verso Forca Disteis, a circa 2.200 metri di quota, quando nei pressi di Torre Disteis succede tutto.

La prima ricostruzione parte proprio da quel passo. Giani sarebbe inciampato e avrebbe perso l’equilibrio. Gli altri lo vedono precipitare e cominciano a gridare. Alcuni escursionisti che si trovano nella zona sentono le richieste d’aiuto e chiamano il Numero unico di emergenza.

Sono circa le 13.40 quando si mette in moto la macchina dei soccorsi. Partono i tecnici della stazione di Cave del Predil del Soccorso alpino, la Guardia di finanza, l’elisoccorso regionale, l’ambulanza e i vigili del fuoco. Anche parlare fra chi è in quota e la centrale diventa difficile: in quel tratto del Montasio la copertura telefonica è debole.

Per raggiungere Giani serve una lunga manovra dall’alto. L’elicottero sanitario si porta sopra la parete e cala il tecnico del Soccorso alpino con sessanta metri di verricello. Sotto c’è la cengia dove si è fermato il cinquantottenne. Poi scende anche il medico di bordo. Quando lo raggiunge può soltanto constatarne la morte.

Ai Piani del Montasio viene allestito il campo base. Prima di rimuovere il corpo occorre attendere l’autorizzazione del magistrato. Arrivato il via libera, altri quattro soccorritori vengono portati in quota: tre raggiungono la cengia, uno viene lasciato a Forca Disteis per assistere alle manovre. Servono due elicotteri e due fasi distinte per completare il recupero.

Intanto sulla montagna scatta un secondo allarme. Cinque componenti della stessa comitiva hanno perso il contatto con gli altri nella concitazione seguita alla caduta. Da Venezia decolla l’elicottero Drago dei vigili del fuoco. Passano pochi minuti, poi arriva la comunicazione che chiude la ricerca: i cinque stanno bene e hanno continuato la discesa lungo un altro versante.

Resta da fissare con certezza solo quel primo istante sul 663c: l’inciampo, il piede che perde l’appoggio, il movimento che precede la caduta. Enrico Giani era il fotografo ufficiale del gruppo “Emilio Bertini”.

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