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Alluvione in Nepal, salvo un fotografo toscano: «Ero a 20 metri dal disastro, dopo l’onda sono rimasti in piedi solo due pullman»

di Redazione web

	La devastante alluvione in Nepal e il fotografo toscano salvato, Stefano Lotumolo
La devastante alluvione in Nepal e il fotografo toscano salvato, Stefano Lotumolo

Il drammatico racconto di Stefano Lotumolo, 39 anni, documentarista freelance di Lucca, che si trovava nella zona della devastante alluvione: «Salvo per grazia divina, abbiamo visto qualcosa di impensabile»

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LUCCA. «Sono salvo per grazia divina». Con queste parole Stefano Lotumolo, 39 anni, fotografo toscano originario di Altopascio (Lucca), ha confermato di essere salvo e in buone condizioni dopo ore di grande preoccupazione. Lotumolo infatti, risultava tra gli italiani presenti in Nepal al momento della devastante alluvione che ha colpito ieri (26 agosto) il distretto di Rasuwa, al confine con il Tibet. Il 39enne, documentarista freelance, è stato portato in salvo e da quanto risulta si trova a Kathmandu

In pullman a 20 metri dal disastro

«La morte ci ha bussato al pullman e ci ha detto: scendete, non è il vostro momento – il racconto drammatico di Lotumolo – Eravamo partiti il giorno prima per un viaggio spirituale verso il monte Kailash, considerato la dimora del dio Shiva», racconta. «Avevamo raggiunto un villaggio che oggi non esiste più, è stato completamente spazzato via. Il luogo dove abbiamo dormito non esiste più. E abbiamo perso documenti, soldi, tutto. È stato un vero incubo». 

Il fotografo ricorda i pochi istanti che hanno separato il gruppo, nel quale c'era anche l'italiana Valentina Piccinini di Torino, dalla tragedia: «Eravamo sul pullman, a circa 20 metri da dove è avvenuto il disastro. A dieci metri da noi abbiamo visto arrivare un'onda gigantesca di fango e detriti dalla montagna. C'era un rumore pazzesco. Abbiamo capito subito che stava accadendo qualcosa». Poi «abbiamo sentito un boato pazzesco. La massa di acqua, fango e detriti è passata a circa dieci metri da noi, trascinando via gli altri pullman che erano davanti. Abbiamo avuto venti secondi per uscire dal nostro mezzo e salvarci». Secondo Lotumolo, «di tutta una vallata lunga chilometri sono rimasti in piedi soltanto due pullman, tra cui il nostro. Evidentemente non era ancora arrivato il nostro momento». L'evento è stato di una portata difficile da comprendere: «Ancora non riesco a razionalizzare quello che è successo - dice -. Sono morte tantissime persone, secondo me molte più di quelle che vengono riportate».

La notte su una montagna

Dopo la tragedia, il gruppo ha trascorso una notte in una sistemazione di fortuna su una montagna, insieme alla popolazione locale: «Il villaggio era stato cancellato, non era rimasto nulla – racconta ancora – Siamo stati aiutati dai residenti e dalle guide, c'è stata un'unione totale in quel momento». Il mattino successivo sono intervenuti i militari nepalesi: «Sono stati molto efficienti. Prima hanno cercato i sopravvissuti e poi, appena il tempo è migliorato, sono arrivati gli elicotteri che ci hanno portato via».

L’arrivo a Kathmandu

Ora Lotumolo e Valentina Piccinini si trovano in albergo, a Kathmandu, in attesa di completare le procedure per il rientro: «Non sappiamo ancora di preciso quando potremo rientrare. Del resto abbiamo perso tutti i documenti e ci sono molte carte da fare, ma in qualche modo torneremo. L'agenzia con la quale stavamo compiendo il viaggio ci sta seguendo, il personale è molto disponibile». Resta il fatto che «eventi del genere, purtroppo, con la crisi climatica, saranno sempre più frequenti. E dobbiamo tenerne conto. Noi – conclude - siamo stati benedetti, ma quello che abbiamo visto è qualcosa di impensabile».

I dispersi

Restano invece tre i connazionali dispersi: un gioielliere ligure Marco Ratto e una coppia italo‑svizzera. Le ricerche proseguono in un contesto estremamente complesso, segnato da infrastrutture distrutte e condizioni meteo ancora instabili. L’alluvione lampo che ha investito l’area è stata descritta dalle autorità nepalesi come una “gigantesca onda di fango”: un flusso improvviso e violentissimo che ha travolto edifici, ponti, strade e chiunque si trovasse sul suo percorso. Il bilancio, ancora provvisorio, supera le 300 vittime, mentre interi villaggi risultano isolati o irraggiungibili.

Il lavoro di Stefano Lotumolo

Stefano Lotumolo, nato a Lucca nel 1987, è un fotografo, documentarista e attivista noto a livello internazionale per i suoi reportage di viaggio. Per il suo lavoro ha viaggiato tra Africa, Asia e Sud America, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti. Tra le altre cose è anche fondatore di Radici Globali, un progetto che unisce fotografia e impegno sociale nel nord della Tanzania.

Nel 2022 è stato invitato a esporre presso la sede della FAO a Roma in occasione della Giornata mondiale del Suolo. Alcune delle sue fotografie sono state selezionate dall'UNHCR nel 2018. In un’intervista al Tirreno del 2019 ricordava così il percorso che lo ha portato a raccontare il mondo con i suoi scatti: «Nel giugno 2017, col primo viaggio in Africa, della durata di tre mesi, mi sono trasformato dentro come fotografo; nel gennaio 2018, dopo l’esperienza in Myanmar, sono completamente rinato, come uomo». Lotumolo ha esposto i suoi lavori in oltre 50 città italiane e straniere e ha ottenuto importanti riconoscimenti sia a livello nazionale che internazionale. 

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