Careggi, il tunnel della chirurgia: 23mila pazienti in attesa - Così si punta a smaltire 5mila interventi
Per il 2026 gran parte delle risorse economiche destinate alla riduzione delle liste si concentra sulle operazioni in sala. Liste già calate del 30%
FIRENZE. Ventitremila centocinquantasette pazienti in lista d’attesa. Il numero gira dentro Careggi come una corrente sotterranea, uno spiffero che filtra ogni volta sotto le porte dei blocchi operatori, le stanze della programmazione sanitaria, compare sui monitor delle agende Cup.
È il dato che emerge dal Piano operativo dell’Area Vasta Centro firmato da Daniela Matarrese insieme agli altri direttori generali del sistema sanitario centrale toscano e consegnato alla Regione a fine aprile. Ed è il cuore della nuova strategia anti-liste d’attesa.
Careggi è insieme il simbolo della potenza ospedaliera toscana e della sua fatica. Primo erogatore della regione. Quasi 40 mila interventi programmati nel 2025. Duemila operazioni robotiche. Neurochirurgia in crescita, cardiochirurgia aumentata, urologia oncologica ai vertici nazionali. Una macchina enorme. Eppure ancora piena di pazienti in attesa. Nel 2022 il numero delle persone in lista aveva raggiunto il picco di 27.737. Oggi sono 23.157. Meno di allora, ma ancora una massa gigantesca. Anche perché nel frattempo la domanda continua a salire: 48.200 nuovi pazienti inseriti in lista nel solo 2025. Per questo il piano 2026 sposta quasi tutto il peso sulla chirurgia.
Dei 2,64 milioni assegnati a Careggi, 2,6 finiscono sugli interventi chirurgici e appena 40 mila euro sull’ambulatoriale. La priorità è una sola: svuotare il tunnel operatorio. L’obiettivo dichiarato è produrre 5 mila interventi aggiuntivi. Circa 4.700 attraverso attività aggiuntiva interna, altri 300 in convenzione con il privato. Dentro il documento si legge che i fondi serviranno a «saturazione delle capacità interne».
Tradotto: sale operatorie spremute fino all’ultimo slot disponibile. Le discipline considerate strategiche sono urologia robotica oncologica, cardiochirurgia, neurochirurgia cranica e della colonna, ortopedia, chirurgia toracica, otorino, chirurgia generale.
La direzione punta soprattutto su due fronti. Garantire i tempi per i pazienti oncologici e smaltire i casi «scaduti», quelli fuori soglia regionale. Nei primi mesi del 2026 i pazienti inseriti in lista prima del 30 giugno 2024 sarebbero già diminuiti del 30%. Dentro il piano compare anche il lessico della nuova sanità industriale: robot Single Port, produttività aggiuntiva, riconversione delle agende, pre-liste integrate, help desk condivisi. Un lessico da catena di montaggio sanitaria dove ogni posto libero diventa un varco da occupare immediatamente.
Careggi racconta anche il proprio lato ambulatoriale. La neurochirurgia è passata da 1.991 prime visite nel 2023 a 4.514 nel 2025. La neurologia da 3.738 visite nel 2022 a 4.833 nel 2025. L’otorino punta a salire fino a 2.500 prime visite nel 2026. Pneumologia vuole arrivare a 4.500. Ginecologia a 5mila. Insomma, da centro d’eccellenza e d’elezione sta macinando anche la sanità di base che non riesce a fare l’Aslona. Un’inversione che ha aperto un dibattito per ora solo interno fra camici bianchi e non ha assunto ancora una veste “sindacale” e neppure accademica.
C’è poi il “Prenota 8000”, il sistema creato per indirizzare i pazienti verso gli specialisti giusti senza passaggi intermedi. Nel 2025 lo hanno utilizzato circa 10 mila utenti. Il piano dice che verrà ampliato ancora. Intanto la guerra delle liste continua stanza per stanza. Con Careggi che aumenta volumi, allunga turni, moltiplica robot e sedute operatorie. E resta comunque seduto sopra una montagna di attese.
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