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Stadio Franchi di Firenze, i lavori? Anche di notte: così il cantiere può accelerare

di Mario Neri
I lavori allo stadio
I lavori allo stadio

La sindaca Funaro precisa: «Più ore consentono lavorazioni simultanee e un avanzamento più rapido, ma è temporaneo»

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FIRENZE. Il tempo si allunga. Le giornate anche. E il cantiere del Franchi prova a correre dentro questo nuovo spazio. Sara Funaro lo dice senza giri: «Abbiamo dato mandato per prorogare i lavori fino alle 22 potendo partire dalle 6 di mattina, per cui con un range di tempo molto più ampio rispetto a quello attuale». È la leva scelta per rimettere in asse il cronoprogramma, dopo mesi di rincorse e aggiustamenti.

L’autorizzazione è arrivata dagli uffici ambiente, una deroga ai limiti acustici che consente di lavorare dodici ore piene, anche qualcosa in più nei giorni feriali. Il sabato e la domenica si restringe, ma il principio resta. Più tempo, più operai, più lavorazioni insieme. «Questo permetterà anche la contemporaneità di lavorazioni che altrimenti non sarebbe stata possibile», spiega la sindaca. Tradotto: doppi turni, squadre che si incrociano, gradoni che salgono mentre altrove si monta la copertura.

L’immagine è quella che si vede già in curva Fiesole. Le travi metalliche tornano a occupare lo spazio dopo le settimane complicate, le gradinate iniziano a disegnare la forma nuova. Il cantiere si muove con più continuità, complice anche il calendario sportivo che lascia finestre più larghe. «Questo permetterà di poter dare un’accelerata e soprattutto di poter andare avanti con il cronoprogramma», insiste Funaro.

È una scelta tecnica che ha un peso politico. Perché le scadenze non sono solo quelle interne al Comune. Entro l’estate bisognerà consegnare il dossier per Euro 2032, e presentarsi con un cantiere fermo o lento non è un’opzione. Tre giorni fa la sindaca era qui con il ministro Abodi, sopralluogo tra le gru e i ferri, con lo stadio dentro la partita europea.

La corsa dei lavori si intreccia con l’altra, quella più silenziosa, del project financing. La Fiorentina ha appena formalizzato la sua manifestazione di interesse. Una Pec, 55 milioni sul tavolo per il secondo lotto, la metà di quanto serve per completarlo. È un primo passo, ma apre la fase vera. Perché ora si entra nel dettaglio.

Chi costruisce, chi controlla, chi gestisce. La concessione è il primo nodo. Cinquant’anni come base, qualcosa in più se le norme lo consentiranno. Poi l’area hospitality. Skybox, lounge, ristorazione, spazi commerciali. È lì che si misura l’equilibrio economico dell’operazione. Senza quei ricavi, l’investimento resta corto. Con quei ricavi, può crescere. La Fiorentina non si scopre oltre. Chiede garanzie sui tempi, controllo dei costi, certezza sulla consegna del cantiere dopo la prima fase. E attende di capire cosa il Comune metterà davvero nel pacchetto. Non solo cemento e acciaio, ma diritti di utilizzo, gestione quotidiana, possibilità di trasformare lo stadio in una macchina che produce entrate. Nel frattempo, Palazzo Vecchio tiene la linea. «Si parla di un periodo temporaneo», dice Funaro riferendosi all’estensione degli orari, «poi via via vedremo se ci sarà la possibilità, come io auspico, di poter ampliare ulteriormente». È una porta lasciata aperta. Se servirà, si allargherà ancora.

Sotto le luci del tardo pomeriggio il cantiere resta acceso più a lungo. Le lavorazioni si sovrappongono, le squadre cambiano turno, il rumore si allunga dentro la sera. È qui che si gioca una parte della partita. L’altra, quella decisiva, si muove sui tavoli dove si contano anni di concessione e metri quadrati da gestire.

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