Firenze, ingaggiato un consulente per i conti della Fondazione che gestirà il parco delle Cascine
Il Comune vuole capire se la gestione può stare in piedi. La Kon spa deve presentare un piano entro ottobre 2026 su entrate, partner e sostenibilità del nuovo ente. Un ruolo centrale lo avrà l’ex ippodromo delle Mulina
FIRENZE Palazzo Vecchio affida a un advisor il compito più delicato del progetto Cascine: costruire il modello economico della futura Fondazione. Insomma, è arrivato il momento in cui l’idea politica si misura con i numeri. Il Comune ha incaricato la società fiorentina Kon spa di redigere uno studio di fattibilità economico-finanziaria sul nuovo soggetto che dovrà gestire e valorizzare il parco. Il costo è contenuto, 32.750 euro, ma la posta è alta: stabilire se e come la Fondazione "Cascine bene comune" può reggersi in piedi.La scelta della fondazione di partecipazione è già scolpita nei documenti di programmazione.
Il Dup 2026-2028 la inserisce tra gli obiettivi strategici e la giunta, nell’agosto 2025, ha già approvato uno schema di statuto. Il disegno è quello di un ente di diritto privato con regia pubblica, chiamato a superare la frammentazione gestionale del parco e a concentrare attività culturali, sportive, ambientali e servizi. Il tassello mancante è la struttura economica. Il Comune chiede al consulente di costruirla da zero, con un piano che tenga insieme sostenibilità e sviluppo.Il mandato è preciso. Lo studio dovrà definire un piano economico-finanziario nel medio periodo, individuare indicatori di performance, mappare le possibili fonti di entrata e censire i soggetti esterni interessati a partecipare. Non una fotografia, ma un modello operativo.
Dentro ci stanno le concessioni, gli eventi, le sponsorizzazioni, le partnership con operatori privati. Ci sta soprattutto la misura del contributo pubblico necessario e il grado di autonomia finanziaria raggiungibile. Il documento dovrà anche includere un’analisi comparativa e di contesto, con il coinvolgimento degli stakeholder e la costruzione di scenari alternativi. Insomma, finora la fondazione Cascine è stata un’idea ma nessuno ha mai immaginato come renderla concreta. E se l’advisor stabilisse che il gioco non vale la candela? O che per costruire una gestione servirebbe un investimento su Mulina e Visarno che Palazzo Vecchio non può permettersi? Il cronoprogramma fissa una scadenza netta: consegna dello studio entro il 31 ottobre 2026. Sei mesi per passare dalla teoria alla simulazione economica. A quel punto la giunta avrà in mano uno strumento per decidere configurazione, perimetro e ritmo di avvio della fondazione. Dunque, prima lo statuto, poi lo studio, quindi la messa a terra del progetto.
Non a caso nella determina che affida il lavoro a Kon emerge anche il nodo che attraversa tutto il progetto, quello dell’ex ippodromo delle Mulina. La coerenza del modello viene esplicitamente collegata a quel complesso immobiliare. È lì che si gioca una parte consistente della capacità di generare ricavi. Senza una funzione definita e sostenibile per le Mulina, il piano complessivo perde massa critica. Lo studio dovrà quindi misurare il peso di quell’asset e integrarlo nel quadro generale.
L’operazione ha una logica che richiama altri processi di esternalizzazione controllata. Il Comune mantiene la guida strategica e costruisce un veicolo più flessibile per attivare risorse, attrarre partner, programmare attività. La fondazione diventa il contenitore di un quasi-mercato pubblico, con regole pubbliche e strumenti privati. Il passaggio attraverso un advisor serve a tradurre questa architettura in numeri verificabili e in un equilibrio credibile tra costi e ricavi.
