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Aeroporto di Firenze, il piano per disinnescare la mina Ue sul decreto Via e salvare la nuova pista

di Mario Neri
Aeroporto di Firenze, il piano per disinnescare la mina Ue sul decreto Via e salvare la nuova pista

Toscana Aeroporti cerca una modifica o un’interpretazione che eviti il parere formale di Bruxelles. Il nodo dei tempi: l’attesa può superare i due anni e far crescere i costi del masterplan da 470 milioni, mentre anche Unipol ora fa ricorso al Tar

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FIRENZE Disinnescare la mina europea prima che esploda davvero. È su questo obiettivo che, da settimane, si muovono emissari di Toscana Aeroporti tra ministero dell’Ambiente, legali ed Enac. L’idea è intervenire sul decreto Via di novembre scorso, oppure ottenere un chiarimento interpretativo che riduca il passaggio a Bruxelles a una semplice notifica, evitando la richiesta formale di parere prevista nel testo. Un lavorio silenzioso, condotto con prudenza, che punta a rimuovere il principale ostacolo procedurale alla realizzazione della nuova pista di Peretola.

Il rischio dei mega ritardi

Perché i rischi sono concreti e immediati. Il primo riguarda i tempi: una richiesta formale alla Commissione europea per la Valutazione di incidenza ambientale sul sito Natura 2000 della Piana può richiedere in media tra i ventidue e i ventisei mesi. Lo hanno appurato le analisi condotte dai tecnici di Toscana Aeroporti su ventuno pratiche analoghe, con casi arrivati fino a 42 mesi. Il secondo riguarda i costi. Un ritardo di quasi due anni, si stima in Toscana Aeroporti, potrebbe far crescere di almeno il 20 per cento il quadro economico del masterplan, già arrivato a circa 470 milioni di euro netti, di cui circa 270 per il solo terminal progettato dallo studio Archea dell’archistar Marco Casamonti.

Lievitano i costi

A questo si aggiungono le spese per mantenere attivi studi tecnici, consulenze e progettazioni già avviate (dalle verifiche strutturali agli studi idraulici, dalle interferenze acustiche e radar a quelle infrastrutturali fino alla viabilità) in un contesto in cui il prezzario regionale viene aggiornato da Toscana Aeroporti ogni sei mesi e ha già prodotto i primi aumenti.

La mina nel decreto Via

Il problema nasce da una clausola inserita nel decreto Via con cui, a novembre, il ministero dell’Ambiente, di concerto con quello della Cultura, ha dato il via libera ambientale al Masterplan 2035 del Vespucci. In quel testo si stabilisce che l’efficacia del giudizio di compatibilità ambientale è subordinata alla conclusione positiva delle procedure previste dall’articolo 6, paragrafo 4, della Direttiva Habitat, con il rilascio del parere della Commissione europea. Una formulazione che ha sorpreso molti tecnici, perché in casi analoghi la normativa prevede di norma una comunicazione alla Commissione della Via positiva, non la richiesta e la ricezione di un parere formale di Bruxelles.Negli ambienti della spa che controlla gli aeroporti toscani si cerca di capire da settimane perché la Commissione Via abbia adottato un’interpretazione così stringente.

Il precedente del Ponte sullo Stretto

Tra le ipotesi circolate c’è anche quella di un possibile errore materiale nella formulazione del decreto, un dettaglio che però ha conseguenze pesanti sull’intero iter. L’unico precedente simile resta quello del Ponte sullo Stretto, un’opera però di scala e impatto molto diversi. Così ha sorpreso un po’ tutti Eugenio Giani, che ieri mattina ha indicato uno scenario più favorevole: «Forse non serve il passaggio dall’Europa», ha detto a Lady Radio. «La comunicazione dell’Unione Europea sull’aeroporto di Firenze, ossia il parere della commissione Ue sulla compatibilità ambientale del progetto di potenziamento con la nuova pista, anche se naturalmente parliamo di una competenza nazionale, sembra sempre più una comunicazione e non un parere che da un punto di vista formale deve arrivare dall’Europa». Il governatore ha aggiunto che «per quello che riguarda l’aeroporto, noi avremo delle procedure che possono attivare a livello nazionale la conferenza dei servizi», ribadendo poi ai giornalisti che la conferenza dei servizi per la nuova pista è «nell’imminenza della partenza» e che «sembra sempre più evidente che sia una comunicazione e non un parere formale quello che deve arrivare dall’Europa».

Il diktat di Enac

Ma l’ottimismo del governatore, se è l’ottimismo della ragione non è quello delle procedure e dei tecnici. I legali che seguono il dossier continuano a suggerire di attenersi al testo del decreto: finché quella clausola resta in vigore, ignorarla esporrebbe il progetto a impugnazioni immediate. La soluzione più cauta resta avviare la procedura europea e, se possibile, chiedere al governo di far partire in parallelo le fasi nazionali. Una linea morbida della speranza che in una riunione con i tecnici di Peretola, una settimana fa, Enac ha spezzato senza troppa premura. L’Ente nazionale per l’aviazione civile, in qualità di soggetto proponente, ha chiarito di non voler chiedere l’avvio anticipato della conferenza dei servizi prima dell’arrivo del parere da Bruxelles. Prima Toscana Aeroporti avvii l’iter per ottemperare al passaggio europeo, poi il resto. Tradotto: per fare la nuova "pista Giani" , appunto, serve l’ok della Commissione europea.

Nel frattempo, restano aperti i fronti giudiziari. I Comuni della Piana e del Pratese preparano nuovi ricorsi al Tar, concentrati anche sulla Valutazione di incidenza ambientale. C’è l’università di Firenze determinata a difendere i suoi laboratori d’eccellenza al Polo scientifico di Sesto. E ora si scopre che ai ricorrenti si aggiunta pure Unipol, proprietaria di terreni nell’area di Castello: sostiene che la nuova pista potrebbe incidere su possibili sviluppi e rendite. Così si è messa sulle barricate così come fece anni fa.

Il progetto

Il paradosso è che l’attuale progetto - la pista 11/29 lunga 2.200 metri, orientata per ridurre sorvoli e consumo di suolo rispetto al tracciato bocciato nel 2020 - nasce proprio per ridurre l’impatto ambientale e rispondere alle criticità che avevano portato allo stop precedente. Eppure, il percorso resta accidentato. Per il futuro della nuova pista, un ritardo di due anni, potrebbe essere il colpo ferale, la morte dei sogni di avere un aeroporto competitivo con Bologna e Roma, che guadano in cagnesco al masterplan fiorentino per i timori di perdere passeggeri a vantaggio della culla del Rinascimento. Ecco perché si sta lavorando al piano B: modificare il decreto, ottenere un’interpretazione al decreto Via che blindi Toscana Aeroporti nel percorrere la strada più breve e le consenta di bypassare il parere Ue.

La matassa della politica

Si spera in una sorta di allegato al decreto che rassicuri anche Enac e ne smussi la spigolosità mostrata finora. Per la Grande Peretola la partita, dunque, si gioca sul calendario e sui conti e si gioca anche sul terreno politico. Non è un mistero che Toscana Aeroporti abbia sempre ottenuto appoggio, almeno nelle dichiarazioni, da esponenti del governo Meloni. Giovanni Donzelli, luogotenente della premier a livello nazionale, non è certo mai stato contro. E il presidente della spa, Marco Carrai, coltiva da tempo un’amicizia con Matteo Salvini, ministro ai trasporti. Ma nella spa sanno che i correttivi ai decreti devono passare anche dai burocrati del ministero. Ed è lì che la Grande Peretola potrebbe scontrarsi con un muro di tecnicismi insuperabili. 

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