Tramvia a Firenze, boom di passeggeri: superata quota 45 milioni
Ma ora resta il nodo delle mura trecetesche in piazza Beccaria
FIRENZE. Il tram corre. E Firenze, per una volta, sale a bordo senza troppe esitazioni. I numeri del 2025 raccontano una storia che a Palazzo Vecchio piace molto: la tramvia ha sfondato il muro dei 45 milioni di passeggeri, chiudendo l’anno a quota 45.215.072 viaggiatori contro i 39.168.436 del 2024. Un balzo del 15,4 per cento, oltre sei milioni di corse in più in dodici mesi. E, dettaglio non secondario, 2,8 milioni sopra le previsioni del Piano economico-finanziario. Tradotto: il tram rende, eccome.
È il terzo anno consecutivo di record, ma stavolta c’è un protagonista assoluto: la Vacs, la Variante al centro storico che da gennaio 2025 porta la linea 2 fino a piazza San Marco. Un’operazione che ha cambiato il baricentro della rete e che ha avuto un effetto immediato sulla domanda. La T2 Aeroporto–San Marco ha trasportato 18.318.896 passeggeri, con un incremento vicino al 36 per cento. La linea 1 Villa Costanza–Careggi continua a crescere, pur con i cantieri estivi tra Porta a Prato e Alamanni: da 25,7 a 26,9 milioni di passeggeri, +4,7 per cento.
I dati mensili spiegano meglio di qualsiasi slogan cosa abbia significato portare il tram quasi sotto il David. A gennaio la linea 2 viaggiava sotto il milione di passeggeri (986.662). Poi l’apertura della Vacs, lo spostamento del capolinea da Unità a San Marco, e la curva si è impennata: ottobre ha sfiorato i due milioni (1.958.002), dicembre si è fermato a 1.777.921. Nell’ultimo trimestre dell’anno quasi due milioni di passeggeri in più rispetto allo stesso periodo del 2024: 13,3 milioni contro 11,5.
La sindaca Sara Funaro parla di «numeri eccezionali» e rivendica la scelta di puntare su un sistema «efficiente, puntuale e sostenibile». L’obiettivo, dice, è completare la rete: Bagno a Ripoli, Rovezzano, Piagge. E intanto incentivi, bonus “Ti porta Firenze”, biglietto unico metropolitano. Andrea Giorgio, assessore alla mobilità, la mette sul terreno della strategia: la tramvia è «la scelta giusta per il futuro della città», funziona perché combina nuove linee, abbonamenti scontati, investimenti sulla qualità e sulla sicurezza. La Vacs, con il capolinea a San Marco, è diventata la porta d’ingresso al centro storico per turisti e fiorentini, sempre più disposti a lasciare l’auto se l’alternativa è credibile.
Il tram, insomma, è passato dall’essere un corpo estraneo a una infrastruttura di sistema. Ha ridisegnato flussi, abitudini, geografia urbana. Via Cavour è tornata a essere un asse pedonale, piazza della Libertà un nodo di interscambio, San Marco una stazione metropolitana a cielo aperto. Firenze si scopre città del ferro, almeno sulle direttrici principali.
Ma proprio qui sta il punto politico vero. Perché se davvero Palazzo Vecchio vuole andare avanti nella costruzione di una rete tramviaria che serva tutta la città – e non solo l’asse aeroporto-centro-Careggi – deve sperare di sciogliere in fretta il nodo di piazza Beccaria e delle mura dantesche. È lì che si gioca la partita della linea per Bagno a Ripoli. È lì che il cantiere è fermo in attesa del via libera del Corepacu, il conclave delle soprintendenze che il 21 è chiamato a decidere se e come intervenire sui resti trecenteschi emersi durante gli scavi.
Il tram corre nei numeri, ma inciampa nella storia. E senza Beccaria, la rete resta monca. Firenze può anche viaggiare a 45 milioni di passeggeri l’anno. Ma se vuole diventare davvero una città tranviaria, deve prima passare dalle mura di Dante. E sperare che, stavolta, qualcuno apra il varco.
