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Firenze

Il caso

Firenze, coniugi trovati morti dal figlio: le prime ipotesi

di Mario Neri

	Di Nardo, Giorgi nel 2014 e i carabinieri di fronte al palazzo
Di Nardo, Giorgi nel 2014 e i carabinieri di fronte al palazzo

Nei prossimi giorni dovrebbe essere eseguita l’autopsia: acquisite anche le immagini riprese dalle telecamere della zona

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FIRENZE. Le immagini delle telecamere, ora sotto esame, potrebbero chiudere definitivamente il cerchio: nessuno sarebbe entrato, nessuno sarebbe uscito dalla palazzina di via Giampaolo Orsini nelle ore in cui si è consumata la tragedia. È da qui che gli inquirenti ripartono per dare una spiegazione definitiva alla morte di Franco Giorgi, 74 anni, antiquario, e della moglie Gianna Di Nardo, 68, ex dipendente comunale.

L’ipotesi che prende sempre più consistenza è quella di un omicidio-suicidio: lui avrebbe accoltellato la moglie, colpendola ripetutamente all’addome, e poi avrebbe rivolto la lama contro se stesso, ferendosi al collo fino a togliersi la vita.

Ma la Procura invita alla prudenza. Le autopsie, in programma nei prossimi giorni alla medicina legale di Careggi, saranno decisive per ricostruire tempi e dinamica. Dovranno chiarire se le ferite riscontrate sul corpo della donna siano compatibili con lesioni da difesa – dettaglio che rafforzerebbe l’ipotesi dell’omicidio – e perché, invece, sul corpo dell’uomo non risultino segni dello stesso tipo. In casa, intanto, non sono stati trovati biglietti d’addio.

La scoperta

A scoprire i corpi è stato il figlio Tommaso, 35 anni, entrato nell’appartamento domenica intorno alle 14.30 dopo molte chiamate senza risposta. Davanti a sé ha trovato una scena agghiacciante: sangue in più stanze, i corpi dei genitori riversi a terra fra soggiorno e ingresso, un coltello da cucina poi sequestrato come possibile arma del delitto, nessun segno di effrazione, nessun oggetto di valore mancante. Elementi che, messi insieme, rafforzano la pista interna, ma che non bastano ancora a sciogliere tutti i nodi.

Gli investigatori

Gli investigatori stanno setacciando anche la vita digitale e finanziaria della coppia: telefoni sequestrati, conti correnti sotto analisi, per cercare una crepa, un segnale, un movente che finora non emerge. Qualcuno parla di una fragilità recente di Giorgi, ma sono indizi che da soli non possono spiegare una violenza così estrema, maturata – se confermata – nel segreto domestico.

Giorgi era un nome noto nel mondo dell’antiquariato fiorentino. La sua galleria, la storica Ditta Giorgi, affaccia da generazioni in Oltrarno, in via de’ Serragli: una vetrina di mobili, dipinti e oggetti d’arte che dal 1853 attraversa la storia della città. Per anni è stato anche perito, consulente per tribunali e collezionisti, oltre che animatore della vita associativa nel quartiere di San Niccolò, dove ha guidato il circolo Arci ed era una presenza quotidiana, riconosciuta e rispettata.

Il quartiere

Nel frattempo il quartiere resta sospeso. A San Niccolò le porte del circolo sono chiuse per lutto, mentre tra i soci si rincorrono ricordi sommessi. In via Orsini, tra piazza Ferrucci e Gavinana, le tapparelle dell’appartamento abbassate sembrano trattenere un segreto che ancora non vuole venire alla luce. La città osserva in silenzio, in attesa della scienza più che delle ipotesi. Perché solo l’autopsia dirà se davvero, dietro quel portone, si è consumato l’epilogo di una tragedia privata o se resta ancora spazio per un’altra verità.

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