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Fiorentina, lo psicodramma e poi la gioia contro il Polissya

di Paolo Nencioni

	Dodò esulta dopo il gol dell'1-2
Dodò esulta dopo il gol dell'1-2

Ucraini in vantaggio di due reti dopo un quarto d’ora nel ritorno del preliminare di Conference. Dodò mette le cose a posto nel finale e poi Ranieri e Dzeko la ribaltano

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FIRENZE. Doveva essere una semplice formalità e invece è diventata una specie di incubo la partita di ritorno dei preliminari di Conference della Fiorentina a Reggio Emilia contro gli ucraini del Polissya. Almeno fino al 79’, quando Dodò ha scelto di segnare il suo secondo gol in viola in 117 presenze allontanando i brutti pensieri che si erano addensati nel cielo del Mapei Stadium. Alla fine la Fiorentina è riuscita anche a vincerla, questa partita, grazie alle reti di Ranieri e Dzeko nei minuti finali, ma per gran parte dell’incontro ha confermato che i preliminari di Conference, per i viola, non sono mai una cosa semplice (come dimostrano i tre precedenti).

Fino al 79’, infatti, il Polissya era incredibilmente in vantaggio di due reti, pienamente incorsa per un altrettanto incredibile passaggio del turno dopo lo 0-3 di una settimana fa a Presov, grazie a un inizio horror dei padroni di casa. Ci hanno messo appena 90 secondi Comuzzo e De Gea a combinare una frittata. Più Comuzzo che il portiere, in realtà: il difensore ha anticipato Nazarenko su un lancio dalle retrovie stoppando la palla verso l’interno (errore da matita blu) e servendogli su un piatto d’argento la palla del vantaggio. Il raddoppio invece è arrivato al 13’ grazie a una prodezza di Andrievski, sinistro al volo su respinta di Pablo Marì imprendibile per De Gea. A quel punto è tornato tutto in ballo, e la Fiorentina, ieri una Viola “empolese” con Fazzini, Viti e Parisi per la prima volta insieme, ha accusato visibilmente il colpo, tanto che la prima conclusione in porta è arrivata al 38’ con lo stesso Fazzini, ieri preferito a Gudmundsson alle spalle di Dzeko. Nella ripresa pioli ha sganciato l’islandese e il talismano Gosens per Parisi e Ndour ma è stato ancora Fazzini ad andare vicino al gol con uno slalom e un tiro finito sul palo. Gli ucraini hanno atteso senza forzare, pensando a un forcing finale, ma non ne hanno avuto il tempo, perché Dodò ha messo le cose a posto a dieci minuti dalla fine su assist di Gosens e Ranieri, entrato da 10 secondi, ha messo il sigillo all’86’ su assist ancora del tedesco. Il 3-2 in mischia di Dzeco all’89’ vale soprattutto come iniezione di fiducia, ma Pioli dovrà farsi due domande sullo psicodramma a cui ha assistito per quasi 80 minuti. 

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