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Invasione di cimici nel carcere di Sollicciano: «Una situazione inumana»


	Il carcere di Sollicciano
Il carcere di Sollicciano

Firenze, il fondatore di “Altro Diritto”, Emilio Santoro, chiede interventi più rapidi alle istituzioni

24 aprile 2024
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FIRENZE. «La vita all’interno del carcere di Sollicciano è evidentemente fuori dal rispetto delle condizioni minime per la detenzione, e questo non lo diciamo noi, lo dice la magistratura». A parlare è Emilio Santoro, fondatore, insieme ad un gruppo di suoi studenti, del centro di ricerca interuniversitario Altro Diritto.
Il centro
Il centro nasce all’interno dell’Università di Giurisprudenza di Firenze nel 1995 e si occupa di tutte quelle tematiche che riguardano la devianza e la marginalità sociale, tra cui figura, naturalmente, la questione della detenzione. Il lavoro dei volontari, studenti, dottorandi, avvocati e professori, consiste nel fornire consulenza giuridica ai detenuti per quanto riguarda tutti i problemi dell’esecuzione penale e il rispetto dei loro diritti nel corso di essa. Dapprima nell’istituto penale minorile di Firenze, poi a Solliccianino e a Sollicciano, oggi le maglie dell’associazione si sono allargate fino a quasi tutti gli istituti penali della Toscana e in molti dell’Emilia Romagna. «La magistratura di sorveglianza ha accolto alcuni nostri reclami – continua Santoro – riconoscendo che a Sollicciano si vive da diversi anni in una situazione degradante, al di sotto di qualsiasi standard di decenza e rispetto del senso di umanità. La struttura nasce con un vizio strutturale e cade a pezzi da anni, è fatiscente, non è impermeabile, ci sono muffa e cimici ovunque». Alcuni detenuti, infatti, hanno ricevuto uno sconto di pena fino a più di un anno come risarcimento del periodo in cui la detenzione è stata giudicata fuori dai parametri previsti dall’articolo tre della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Tuttavia, Santoro lamenta un problema di lentezza per quanto riguarda questi procedimenti. «Stiamo preparando altri reclami, ma passano mesi prima che arrivino sul tavolo dei magistrati, è inaccettabile, stiamo pensando di fare una segnalazione alla Cedu».

Il sovraffollamento

Tra le numerose criticità che affliggono le nostre carceri, il sovraffollamento è sicuramente una delle più urgenti da risolvere. “Non è un problema di mancanza di misure alternative – afferma Santoro – quando la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo disse all’Italia di aumentarle per diminuire la carcerazione, lo abbiamo fatto, e siamo passati da trenta mila detenuti in pena alternativa a centoventi mila. Tuttavia questo provvedimento non ha tolto una sola persona dal carcere, i detenuti sono rimasti circa 65 mila, sono solo raddoppiate le persone assoggettate a misura penale». «Stiamo usando – prosegue – lo strumento della pena in maniera spropositata, quando non serve, basti pensare che il 90% dei detenuti e di chi si trova in misura alternativa è in tale situazione solo a causa dei problemi sociali che vengono in rilevanza quando c’è un epifenomeno penale». E qui arriviamo alle situazioni di difficoltà psicologica e mentale che i detenuti vivono ogni giorno, da chi ha una dipendenza a chi soffre di una malattia psichiatrica. «Almeno un terzo dei detenuti a Sollicciano è tossicodipendente e dovrebbe essere spostato nelle comunità terapeutiche. Noi cerchiamo di aiutarli ad accedere a questi servizi, operazione assai complicata perché vengono messi lì con il contagocce. “Siamo tornati a mettere in carcere quel residuo duro della malattia psichiatrica che non sappiamo dove collocare».


 

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