Il Tirreno

Firenze

La sfida fra i dem

Primarie Pd, a Firenze ciclone Schlein: avanti col 71%, Bonaccini al 29%

di Mario Neri
Primarie Pd, a Firenze ciclone Schlein: avanti col 71%, Bonaccini al 29%

E anche in Toscana la deputata movimentista è avanti. Fossi al 62%. Così adesso si profila il Ground zero del partito in regione. E dal bis di Giani al dopo Nardella, torna tutto in ballo

26 febbraio 2023
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FIRENZE. Dario Nardella, corso a Bologna al comitato di Stefano Bonaccini, adesso sentirà meno il vento che s’è alzato in città. Al suo ritorno dovrà coprirsi bene. E pure Eugenio Giani, come il sindaco, dovrà indossare il giubbotto anti-bufera. È arrivato un ciclone. Una specie di turbine che promette di sovvertire schemi ed equilibri di potere nel partito cittadino e regionale. Sì, perché a Firenze città Elly Schlein raggiungerebbe il 71% (con 24 seggi scrutinati sarebbe al 65%, ma la tendenza alle 23 la dà in crescita), mentre il governatore della neo-rottamazione dem, quello che giurava di azzerare le correnti è fermo al 29%. Il suo storytelling, se ha convinto gli iscritti, è precipitato nella consultazione aperta. In provincia la sua narrazione regge, lì si assisterebbe a un testa a testa, ma nulla che basti a invertire la rotta del risultato

Numeri ancora provvisori, ma che sanciscono un Ground zero del Pd toscano e fiorentino oltre che nazionale capace di riscrivere la storia del partito di qui ai prossimi due anni. E soprattutto che raccontano di un nuovo scollamento fra la classe dirigente dem e il suo popolo. Perché una cosa sono gli iscritti e i signori delle tessere e un’altra la base elettorale.

Ai seggi la gente ha riportato la classe dirigente su binari diversi da quelli che i vertici stavano percorrendo. È bastata un’affluenza decente e comunque nemmeno paragonabile a quelle delle origini per fare di queste primarie una sorta di rito davvero ri-fondativo. Da qualsiasi lato la si guardi, per i dem fiorentini e toscani è una specie di rivoluzione. E diciamolo con chiarezza, per i suoi capi, leader o capibastone è una batosta senza precedenti.

Nemmeno la debacle renziana del 2018 aveva segnato un colpo così duro a una generazione politica. Finisce con la vittoria della Schlein l’era degli ex renziani, si chiude la prospettiva riformista dei liberal-dem, diventati in una giornata jurassic-dem. Ed è un risultato che sgretola i piani di quelli che finora sono apparsi come i “poteri forti” nel capoluogo di regione e in Toscana. D’ora in poi è un’incognita un bis di Giani nel 2025, una avventura senza garanzie la candidatura alle Europee di Nardella, che adesso faticherà a trovare copertura con un ticket forte nel Lazio utile a portargli i voti necessari per agganciare un seggio a Strasburgo. Non solo. Si riapre a soluzioni imprevedibili la corsa a Palazzo Vecchio. La sinistra dem chi candiderà? Non certo le pretendenti finora in corsa più o meno ufficiale come Sara Funaro e Cecilia Del Re, entrambe bonacciniane. E tratterà con Renzi? Quasi impossibile non farlo. Ma certo da una prospettiva diversa. Il nuovo segretario regionale è Emiliano Fossi, avanti col 62%. E’ stata percepita per quello che è la candidatura di Valentina Mercanti, la corsa di una semi-sconosciuta, certo brava ma nota solo all’apparato, dunque frutto di un’operazione correntizia o comunque partorita in un caminetto.

Ecco, c’è una duplice evidenza che segnano queste primarie in Toscana: il popolo dem, è un popolo ritrovato. Ce lo diranno meglio le analisi di flusso. Ma ai gazebo son tornati i delusi, gli esiliati, quelli scappati dalla casa dem perché la vivevano come irriconoscibile, molto poco attenta ai bisogni degli esclusi e molto a quelli di una ztl di competenze e conoscenze. E il popolo dem chiede una sterzata, una nuova rotta in merito alla visione, ai valori e all’offerta politica e culturale. Niente più ambiguità. Certo, il ciclone Elly fa deflagrare il perimetro del Lingotto. Se ne dovrà fare una ragione anche Dario Franceschini, uno dei jurassic-dem insieme ad Andrea Orlando, ad essersi salvato dalla slavina scegliendo, ancora una volta, il carro vincente. Ora starà alla Schlein e al suo cerchio magico – non crediate che lei ne sia immune – saper interpretare i sentimenti di una base che torna a scommettere su un partito arrivato a un passo dal capolinea.

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