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Visite in chat e controlli a distanza, ecco i tre nuovi distretti sanitari digitali di Firenze

Le cabine di regia pronte entro il 2024 costeranno 346mila euro ognuna. Belardinelli: «Il nuovo modello di assistenza domiciliare si fonda sulla tecnologia»


22 giugno 2022 Martina Trivigno


FIRENZE. La casa come primo luogo di cura grazie alla telemedicina. Un percorso già iniziato durante le fasi clou della pandemia e che, ora, diventa strutturale. Grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) - per un totale di circa 12,7 milioni di euro in tutta la Toscana - saranno realizzate, infatti, 37 centrali operative territoriali (Cot) di cui 16 nell’area dell’Asl Toscana centro (Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli) , di cui tre proprio a Firenze, sul lungarno Santa Rosa, a cui se ne aggiungono due in via dell’Antella, a Bagno a Ripoli, e altre due in via Vivaldi, a Scandicci. Si tratta, in sostanza, di vere e proprie cabine di regia che consentiranno una più capillare presa in carico dei pazienti anche con il ricorso alla tecnologia. Un progetto in linea con le indicazioni nazionali, portato avanti dal presidente della Regione, Eugenio Giani, dall’assessore al Diritto alla Salute, Simone Bezzini, e dal direttore della direzione Sanità, welfare e coesione sociale, Federico Gelli, che ha di recente adottato con un proprio atto le linee guida organizzative regionali per l’assistenza territoriale.

Le cabine di regia

Tutto dovrà essere pronto entro il primo trimestre del 2024, come da cronoprogramma previsto dal Pnrr e ogni cabina di regia avrà un costo di circa 346mila euro. Questa cifra servirà per realizzare gli edifici, se non esistenti, allestire le postazioni di lavoro e la connessione alla rete telematica regionale ad alta velocità, implementare la cartella elettronica territoriale per gestire i percorsi e anche a finanziare l’attività di formazione degli operatori. Oltre ad acquisire 1.660 dispositivi medicali distribuiti tra le 37 centrali operative territoriali della nostra regione e che rappresenteranno la loro dotazione tecnologica minima di base. «Si tratta di un nuovo modello di assistenza territoriale che arriverà fino al domicilio del paziente - spiega l’ingegnere Andrea Belardinelli, responsabile del settore Sanità digitale e innovazione di Regione Toscana - e che prevede la realizzazione di alcune infrastrutture fisiche, come le case di comunità o gli ospedali di comunità ma anche, e qui sta la novità, di centrali operative territoriali, vere e proprie cabine di regia di coordinamento della presa in carico della persona e raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nei diversi setting assistenziali. Finora non erano mai state previste e questo snodo è sia tecnologico ma soprattutto organizzativo. La centrale è quella che si occuperà di garantire il percorso sulla base delle necessità del paziente e, in questo, un ruolo fondamentale lo ricoprirà anche l’infermiere di famiglia, già operativo in Toscana, insieme al medico o pediatra di famiglia o allo specialista». E la telemedicina, in sostanza, potrà essere attivata sia quando il paziente è già a casa sia al momento delle dimissioni dall’ospedale. E, con ogni probabilità, chi ne beneficerà maggiormente saranno i pazienti più fragili e che non hanno nessuno che li aiuti. Ci sarà poi una fase iniziale in cui viene deciso se è adatta oppure no al paziente e, soprattutto, gli specialisti valuteranno se è in grado di produrre dei miglioramenti.

Le visite

Ma quali visite potranno essere fatte da remoto? Partiamo dalla classica televisita, già utilizzata in pandemia (https://televisita.sanita.toscana.it) in cui il paziente interagisce in tempo reale con il medico di medicina generale o lo specialista: potrà servire per aggiustare la terapia già in corso, prescrivere nuovi esami o anche verificare l’esito della terapia o degli esami senza che il paziente si sposti da casa. Basterà una videochiamata e un’applicazione per consentire la consultazione di referti, immagini e altre informazioni clinico-sanitarie. Sono previsti, inoltre, il teleconsulto medico che coinvolge gli specialisti in un dialogo tra medici sulla situazione clinica del paziente e anche la teleconsulenza medico-sanitaria con l’obiettivo di supportare lo svolgimento di un’attività sanitaria a domicilio. A questi si aggiunge la teleassistenza per agevolare, anche se da remoto, il corretto svolgimento delle attività assistenziali; il telemonitoraggio del paziente attraverso il rilevamento e la trasmissione automatizzata di parametri clinici a domicilio e anche il telecontrollo medico che consiste nel rilevare periodicamente e in modo interattivo i parametri attraverso una serie cadenzata di contatti con il medico. Infine, la teleriabilitazione che può essere riassunta in tutte quelle attività per riabilitare il funzionamento psico-fisico del paziente e anche nella valutazione, a distanza, del corretto utilizzo di ausili e protesi nell’ambito del progetto riabilitativo individuale. «L’obiettivo di queste centrali - spiega il dottor Paolo Morello Marchese, direttore generale dell’Asl Toscana centro - è quella di favorire la relazione socio-sanitaria verso l’ospedale ma, soprattutto, dall’ospedale verso il territorio per fare in modo che le dimissioni siano più rapide. Vale soprattutto per gli anziani che hanno problemi a rientrare a casa dopo un ricovero: in questo caso hanno la possibilità di essere presi in carico in maniera continuativa al di fuori dell’ospedale con un aspetto socio-sanitario ad hoc, disegnato sulla persona. Nella centrale operativa territoriale ci sarà anche un medico della medicina dei servizi distrettuali, ma sicuramente anche un infermiere, un assistente sociale con una base informatica collegata con tutti i distretti e, in seguito, anche con le Rsa e i medici di medicina generale in modo che la relazione diventi immediata. I pazienti sono sempre più anziani e quindi hanno difficoltà familiari, sociali ed economiche. Ed ecco che diventa fondamentale creare una cerniera tra i servizi ospedalieri e tutti gli altri servizi. E, al tempo stesso, avere subito un collegamento d’ufficio diventa ancor più importante».

L’Ordine dei medici

E l’Ordine dei medici di Firenze, guidato dal dottor Pietro Dattolo, spiega che la telemedicina è fondamentale. «Ma per funzionare bene, la burocrazia deve essere snellita», sottolinea.

«Io faccio il nefrologo - spiega il presidente Dattolo - e c’è un tipo di diasili che i pazienti fanno a casa con una macchina collegata a un programma. E io dal mio cellulare, tablet, o dal computer dell’ospedale, vedo se i pazienti fanno la dialisi. Ora dobbiamo fare un aggiornamento e la Regione e l’azienda sanitaria hanno bloccato tutto per problemi di privacy. Non riesco, quindi, a far mettere una videocamera per vedere il malato mentre fa la dialisi: quale cosa più ovvia? Ma niente da fare. Ci sono intoppi burocratici. Per questo dico: la telemedicina è una gran bella cosa, ma bisogna avere gli strumenti adatti e snellire qualche pratica, ad esempio sulla privacy. Con i tempi della burocrazia, la telemedicina rischia di poter essere fatta solo in determinati campi e questo è un limite».

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