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Il presidente e la vittoria della “squadra-famiglia”

di Paolo Nencioni
Il presidente e la vittoria della “squadra-famiglia”

Parla Corsi: «Zanetti e Accardi restano, ma non dipende solo da noi Il mercato? Mi piacerebbe non dover cedere 4/5 giocatori ogni anno»

24 maggio 2023
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EMPOLI. Zanetti? Resta, ma non dipende solo da noi. Il 4-2-3-1? Sì, può essere il sistema di gioco della prossima stagione. Il mercato? Ci piacerebbe che bastasse cedere un paio di giocatori, ma potrebbero essere anche cinque.

All’indomani della clamorosa vittoria sulla Juventus, il presidente Fabrizio Corsi è impegnato a rispondere ai messaggi che gli arrivano da tutta Italia. Nei suoi 32 anni al timone dell’Empoli ne ha viste di belle e di brutte. Più di belle, a dire la verità, ma ancora si emoziona quando i giocatori lo fanno saltare in aria sotto la Maratona, com’è accaduto lunedì sera.

«Sì, oggi dormo la metà di quanto dormivo prima – racconta al telefono – Non ho più le stesse energie, ma sono attaccato a questa società. I miei figli sono un po’ preoccupati perché sono troppo preso».

Il valore di una vittoria. «L’ultima è sempre la più bella, si dice. Io sono un po’ frastornato. Solo dai messaggi che mi arrivano capisco che si è fatto una cosa grossa. Si sente che abbiamo tante simpatie. L’importante è che non diventiamo antipatici, visto che la Juve per esempio ha 10 o 12 milioni di tifosi. Stare a questi livelli mi sembra una missione sempre più impossibile. Ci misuriamo con numeri che diventano difficili da sostenere».

La “squadra famiglia”. «Nel nostro spogliatoio siamo una famiglia, tutti sono coinvolti. Quelli che vanno via sono nostri nipoti, successi e difficoltà li viviamo come cose nostre. Ai ragazzi finiti nei grandi club spesso faccio una battuta: quando andate via dal Milan o dal Napoli fotografie vostre non ne rimangono. Qui le ritrovate sempre».

Zanetti bis? «Paolo per noi resta, così come Pietro (il ds Accardi, ndr), ma siamo l’Empoli, dunque soggetti all’interesse dei club più importanti. Ora guardiamo gli spostamenti. Le cose saranno più chiare appena finisce il campionato. Con Pietro abbiamo iniziato a parlare della squadra dell’anno prossimo. Sarà ancora più difficile, anche se abbiamo armi in più (Fazzini, Baldanzi, Belardinelli). Il nostro allenatore è bravo, preparato, emergente, ha fatto bene, viene dall’Empoli. Lo dico con soddisfazione e con un po’ di tristezza. Tristezza nel caso andasse via. In quel caso faremo valere le nostre forze».

Il mercato. «Mi piacerebbe non dover cedere quattro o cinque calciatori ogni anno. Ma quando si trattengono non sempre è la scelta giusta, poi magari non rendono. Mi piacerebbe fosse sufficiente cederne due, ma può succedere che siano cinque. A un ventenne consiglierei di rimanere un anno in più a Empoli. Anche per maturare dal punto di vista di mentalità». Fischieranno le orecchie a Tommaso Baldanzi, anche se ora è dall’altra parte dell’Atlantico.

I tifosi. «Con loro abbiamo creato una forma di sinergia e un modo di accompagnare squadra nella vittoria e nella sconfitta. Poi ci sono 10 o 100 bischeri che ogni tanto mettono in giro cose che non ci piacciono». E sulle quali il presidente sorvola.

Il sistema di gioco. «Il cambio di sistema (dal 4-3-1-2, marchio di fabbrica dell’Empoli degli ultimi anni, al 4-2-3-1, ndr) è stata una soluzione intelligente, la squadra così copre più campo e concede meno, i centrocampisti si sfiancano meno, ne giova anche la qualità, se uno fa meno fatica. È un sistema che può essere riproposto la prossima stagione, ne stiamo ragionando con Accardi e Zanetti. Venticinque anni fa il mio amico Beppe lo diceva a Cappellini (l’ex attaccante azzurro, ora dirigente, ndr). Gli diceva di non correre tanto e di non dare retta a me a Spalletti. “Non gli dare retta a quei due ciucchi”».
 

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