Tutti pazzi per Buti è batticuore d’oro
C’è la finale olimpica col Brasile, Fucecchio in fibrillazione per il suo gigante Simone strappato a calcio e nuoto
FUCECCHIO. Ora c’è anche il gusto “Cuore azzurro”. L’ha ideato Ilaria Scarselli della “Fonte del gelato”, ed è dedicato a Simone Buti. Che sta facendo letteralmente impazzire la sua città, a cominciare dalla frazione di provenienza Torre, tanto che stasera i suoi amici si troveranno alle 18.15 davanti ad un maxischermo in piazza per tifare e sognare l'oro olimpico contro i padroni di casa del Brasile. Comunque vada, un fucecchiese salirà sul podio vent’anni dopo Alessandro Lambruschini, bronzo ad Atlanta nei 3000 siepi.
Ma chi è Simone Buti? Come ha fatto ad arrivare a giocarsi il metallo più prezioso? Per capirlo siamo andati a casa dei suoi genitori, che hanno aperto il libro dei ricordi. Mamma Daniela e papà Romano (lei operaia, lui dirigente in un'azienda alimentare) ci accolgono a braccia aperte e con modestia iniziano a raccontare la storia del loro campione: «Nostro figlio è nato di quattro chili e mezzo, già si vedeva che sarebbe diventato molto alto. A tre mesi - sorride la mamma - abbiamo dovuto toglierlo dalla carrozzina e metterlo nel box perché già toccava coi piedi in terra. È partito col calcio ma poi ci consigliarono il nuoto, in quanto più completo. Però, la sua vita è cambiata quando - in seguito ad un grave incidente di un suo caro amico - conobbe un dirigente dei Lupi Santa Croce che, visto il suo fisico gli consigliò di provare la pallavolo. Simone accettò e da lì iniziò tutto». Insomma, è finito sotto rete quasi per caso, anche se a vederne i risultati pare più un predestinato. Un ragazzo cresciuto a casa dei nonni paterni, mentre i genitori lavoravano; e un giovane che si è diplomato con 100/100 in ragioneria e che aveva iniziato l'università (facoltà di economia e commercio) salvo dover lasciare per i crescenti impegni. Tuttavia, per arrivare a giocarsi oggi l'oro olimpico, ha dovuto superare mille peripezie: «Ha iniziato a 15 anni nella Folgore S. Miniato - era il 1998 - e dopo 5 anni era già in B2 col Livorno. Poi arrivò la chiamata di Julio Velasco a Montichiari ma Simone fu girato in prestito a Verona in A2, dove si procurò una frattura da stress alla tibia, che influì per quasi due anni sulla sua carriera. Fu difficile e doloroso fare continuamente la spola tra le cliniche ma poi il problema si è risolto e Simone è tornato alla grande. Dopo è tornato a Montichiari, è stato chiamato in Nazionale e ha vinto l'argento agli Europei del 2011. Da lì a Vibo Valentia, dove ha incontrato l'attuale allenatore della Nazionale Blengini, per poi iniziare la sua storia con Perugia, dove tuttora milita». Oggi ha 33 anni, per cui quella di stasera è sicuramente l'occasione della vita. Venerdì col suo muro ha mandato all'inferno gli Usa e in paradiso l'Italia, facendo commuovere i genitori: «Ci piace vedere la partita noi due , senza distrazioni. La semifinale è stata tesissima, non c'era un attimo di respiro. Quando ho visto il muro di Simone - spiega Romano - ho provato un'emozione che non so spiegare. Dopo ci siamo sentiti, spesso però non parliamo della partita ma delle nostre cose, non vogliamo mettergli pressione». Stasera saranno anche loro a tifare con Torre ma sicuramente la loro sarà una partita dentro la partita, con la speranza di dare una spinta in più al figlio per murare i brasiliani e mettere a terra i primi tempi. E per vincere l'oro olimpico, ancora assente nel palmares della nazionale di volley.
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