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Olmo Cerri campione del mondo di vela Vaurien sul mar Baltico

di Redazione Cecina
Olmo Cerri e Gioia Bertolani
Olmo Cerri e Gioia Bertolani

Insieme a Gioia Bertolani ha affrontato ogni giorno condizioni differenti del mare: «Era mio padre che mi ci portava da bambino, queste barche le ho nel cuore»

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ROSIGNANO. Dopo quattro giorni di regate complesse e sempre diverse, gli scenari meravigliosi da Nord Europa che alternano venti forti e cieli neri da nord ovest con giornate tersissime e lucide e venticelli da terra, nel contesto emozionante della Travemünder Woche, quando in acqua ci sono oltre 30 regate di classi di tutti i tipi, dai Feva ai Formula 18, migliaia di velisti nella cittadina sul Mar Baltico, si è conclusa una settimana indimenticabile per la classe Vaurien italiana: i due toscani Olmo Cerri e Gioia Bertolani, trionfano con dieci prove spettacolari. Hanno saputo certamente interpretare con intelligenza le condizioni differenti ogni giorno che andavano da 22 nodi con onde di un metro il primo giorno, alla calma placida del secondo giorno, alle condizioni scolastiche, con quei dieci, dodici nodi sempre belli tesi che consentono a tanti di dare il meglio, avute nei due giorni conclusivi.

Olmo e Gioia velocissimi, fanno tre primi nelle prime tre prove, scartano un quinto posto, poi controllano e fanno 13 punti in dieci prove; una dimostrazione di superiorità evidente, anche se sulle altre barche c’erano gente con Pablo Cabello e una muta di spagnoli affamati dietro, gli immarcescibili Drogou bretoni, giunti alla quarta generazione, e tanti tedeschi cresciuti negli ultimi tempi. Gente che alla vela e all’oceano dà del tu proprio perché cresciuta con questa barca spigolosa e gentile allo stesso tempo. La giovanissima Gioia, del Circolo Velico Torre del Lago Puccini spiega il segreto di questa performance da urlo: «É diventato tutto semplice – dice Bertolani – anche la prima giornata con il ventone e tanta onda perché ci siamo allenati tantissimo e abbiamo fatto quello che facevamo in allenamento, tutto pulito, tranquillo nella testa, non pensare a dove ti devi piazzare ma fare bene il tuo (per la cronaca, il primo giorno sono rimaste a terra circa 20 barche intimorite dalle raffiche a 24 nodi, ndr) e abbiamo fatto tre primi. Invece è stato più complicato leggere il secondo giorno con zero vento oppure il terzo quando abbiamo deciso di correre sui secondi e così non hai la testa libera. Pensare al presente, qui e ora, senza avere ansia, una regata alla volta, fare bene quello che sai fare, quello è il segreto. Insomma, le medaglie si vincono in allenamento e, se fai tutto bene, in gara le vai a ritirare. È stato poi bello perché Olmo si era fatto male ai polsi poco prima del Campionato e onestamente avevo sensazioni non positive, ma poi via via che le cose funzionavamo, piano piano vedi che ce la puoi fare, ed è ancora più bello “scoprire” di vincere!».

La passione per il barchino che non “vale niente” è così forte per il poco più che trentenne Olmo, di Rosignano, che vive e lavora a Manhattan, ha grandi esperienze su altre classi molto più “cattive” del Vaurien, che periodicamente rientra “a casa” per continuare a sviluppare il proprio rapporto con la barca e la Classe.

«Il Vaurien ha un posto speciale nel mio cuore, era mio padre che mi ci portava da bambino (papà Marco anche lui Campione del Mondo quattro volte con il leggendario Marco Faccenda) – spiega Olmo – un rapporto “velico” ma anche personale, di affetto. Avevo già vinto nel 2010 ma ci avevo riprovato tante volte e non era andata bene. Ho capito che anche in una classe come il Vaurien, si deve lavorare tanto, mettere tante cose in fila, una dietro l’altra, approcciare in modo razionale la performance anche e, forse, soprattutto con una barca così poco “muscolare” come questa; così con Gioia abbiamo iniziato un percorso, stare vicini alla classe con il bagaglio dell’anno scorso, migliorare i punti di debolezza, razionalizzando tanto, partendo dal Mondiale dell’anno scorso a Bracciano».

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