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Ambiente

Dopo gli scarichi oleosi e maleodoranti nel torrente Candalla ora anche una moria di pesci

di Luigi Spinosi
I pesci morti (foto Arpat)
I pesci morti (foto Arpat)

Nuovi sopralluoghi dei tecnici Arpat lungo il corso d’acqua che attraversa Monsummano: nel fosso una sostanza organica che decomponendosi ha aggravato la carenza di ossigeno

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MONSUMMANO. Non c’è pace per il Candalla. Per la seconda volta nell’arco di pochi giorni i tecnici dell’Arpat hanno dovuto fare nuovi sopralluoghi sul torrente che attraversa Monsummano dopo il primo controllo effettuato lunedì scorso.

Cosa succede

«A seguito di una nuova segnalazione relativa alla presenza di acque scure e di una moria di pesci nel fosso Candalla, nel comune di Monsummano Terme – si legge sulla nota dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale – il personale del Dipartimento Arpat di Pistoia è tornato sul posto nelle giornate del 29 e 30 luglio per approfondire gli accertamenti già avviati con il sopralluogo del 27 luglio. Nel corso delle verifiche è stato individuato, all’interno di una fossa a monte del Candalla, uno sversamento di materiale di colore nero, di natura oleosa e con un odore riconducibile alla lavorazione delle olive. Lo stesso materiale interessava anche un fossato collegato alla fossa campestre. Le ispezioni lungo il fosso Candalla hanno evidenziato un marcato peggioramento rispetto al sopralluogo effettuato il 27 luglio». Un peggioramento tale testimoniato dalla presenza di numerosi pesci morti che galleggiavano sulla superficie del corso d’acqua.

In occasione del primo sopralluogo, quello effettuato lunedì scorso insieme alla polizia municipale, i tecnici Arpat avevano individuato una colorazione scura dell’acqua e, anche qui, l’odore caratteristico del materiale proveniente dalla lavorazione delle olive. Il punto del fiume sotto esame in quel caso era quello in via Vannucci all’angolo con via Petrocchi (dove sono stati fatti i prelievi) ma risalendo le stesse chiazze e lo stesso odore erano presenti anche a monte, nel tratto di fosso lungo la via Francesca Nord, mentre negli altri tratti tutto appariva normale.

La nota di Arpat

Ma, tornando agli ultimi due sopralluoghi, come si legge nella nota di Arpat «in diversi tratti del corso d’acqua sono state riscontrate acque di colore nero, presenza di schiuma, odori caratteristici e numerosi esemplari di pesci morti. Le misure effettuate in campo hanno rilevato concentrazioni di ossigeno disciolto molto basse, incompatibili con la sopravvivenza della maggior parte della fauna ittica».

«Secondo le valutazioni tecniche – prosegue l’Agenzia – il fenomeno è riconducibile alla presenza di un elevato carico di sostanza organica, il cui processo di degradazione ha determinato un forte consumo di ossigeno, aggravato dalle elevate temperature e dalla ridotta portata del corso d’acqua. Nel sopralluogo del 30 luglio è stata confermata la persistenza della contaminazione nei tratti più interessati, mentre nei settori più a valle, fino all’area del Padule di Fucecchio, le acque presentavano caratteristiche progressivamente più vicine a quelle tipiche di un corso d’acqua superficiale e la fauna ittica risultava presente. Il confronto tra le misure effettuate nei due giorni evidenzia un lieve incremento dell’ossigeno disciolto in alcuni punti, segnale di un iniziale processo di riossigenazione delle acque, pur permanendo valori ancora critici per la fauna ittica. Alla luce degli accertamenti svolti è stato richiesto al Comune di procedere quanto prima alla rimozione delle carcasse dei pesci presenti nei tratti interessati del fosso Candalla».

Intanto proseguono le indagini per approfondire l’origine del fenomeno, e non è escluso il ricorso alla videoispezione nel tratto in cui il corso d’acqua è intubato.  
 

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