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In tribunale

Processo per il falso vino Sassicaia: arrivata la prima condanna definitiva

La casse di falso Sassicaia che furono sequestrate dalla guardia di finanza nel corso delle indagini
La casse di falso Sassicaia che furono sequestrate dalla guardia di finanza nel corso delle indagini

La Cassazione conferma la sentenza di appello per uno degli imputati

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FIRENZE. Prima condanna definitiva nel procedimento nato dall’inchiesta sul vino adulterato, che nel dicembre 2016 portò all’arresto di tre persone, indagate insieme a molte altre con l’accusa di aver taroccato un comune vino da tavola spacciandolo per noti marchi come Sassicaia, Chianti e Brunello. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione nei confronti di Armando Buonocore, 69 anni, di Maiori in provincia di Salerno.

I reati contestati agli indagati nell’inchiesta della guardia di finanza erano, a vario titolo, quelli di contraffazione di uso di marchi anche aggravato e di indicazione geografiche o denominazione di origine agroalimentari oltre che ricettazione.

Secondo quanto emerso, il vino che veniva imbottigliato come falso Sassicaia era acquistato in Sicilia. Le bottiglie, in base a quanto ricostruito dalle indagini della guardia di finanza, provenivano dalla Turchia mentre etichette, tappi, carta velina e casse erano prodotte in Bulgaria. La produzione si sarebbe attestata su circa 700 casse di vino al mese, per un totale di 4.200 bottiglie, con un introito stimato in circa 400mila euro al mese.

La contraffazione sarebbe stata relativa in particolare ad annate tra il 2010 e il 2015. Due uomini, padre e figlio, sarebbero riusciti a riprodurre anche uno speciale ologramma anticontraffazione impresso sulle etichette originali del Sassicaia. Perfino la carta velina usata per il confezionamento della bottiglie aveva lo stesso peso, 22 grammi, di quella originale. Avrebbero curato anche la fattura e il colore delle bottiglie, oltre alla dimensione dei tappi, in tutto e per tutto identici agli originali.

Quando sono stati fermati diversi clienti, tra cui soprattutto cinesi, coreani e russi, avevano già fatto ordini per migliaia di casse, pagate il 70% in meno del prezzo di mercato che avrebbero pagato invece acquistando quelle originali.

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