Il Tirreno

In tribunale

Estorsione alla Tenuta San Guido, condannato a 4 anni e mezzo: chi è l’informatico che ha minacciato di bruciare i vigneti

di Stefano Taglione
Una pattuglia dei carabinieri davanti ai vigneti (foto d’archivio)
Una pattuglia dei carabinieri davanti ai vigneti (foto d’archivio)

Bolgheri: la vicenda comincia alla fine del marzo 2022, quando i vertici dell’azienda ricevono delle mail criptate

31 gennaio 2024
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CASTAGNETO. È stato condannato a quattro anni e mezzo di reclusione, nonostante per lui la pm Alessandra Fera ne avesse chiesti “solo” tre. Questa la sentenza pronunciata ieri in tribunale dal collegio presieduto dal giudice Gianfranco Petralia (a latere le colleghe Rosa Raffaelli e Roberta Vicari) per l’informatico triestino David Sirca, 48 anni e attualmente in carcere, accusato di tentata estorsione nei confronti della Tenuta San Guido di Bolgheri.

La ricostruzione

La vicenda comincia alla fine del marzo 2022, quando i vertici dell’azienda ricevono delle mail criptate dall’inequivocabile tenore: versare 150mila euro in bitcoin – moneta virtuale difficilmente tracciabile – nel giro di pochi giorni per non vedere andare in fumo i pregiati vigneti. «Pagate o ve li incendio». Per rendere più concreta l’azione, l’imputato, avrebbe anche specificato che si sarebbe servito di numerose esche incendiarie, che avrebbero reso complesse le operazioni di spegnimento. Ma dalla tenuta non si sono fatti spaventare, rivolgendosi ai carabinieri della Compagnia di Cecina e del nucleo investigativo di Livorno. Attraverso un “sito esca” che i militari tenevano sotto controllo sono state raccolte le prime tracce che hanno portato a Sirca. Di fronte alle mail anonime, inviate attraverso la piattaforma svizzera Proton Mail, gli investigatori hanno adottato misure per verificare il pagamento. Il presunto estorsore ha poi – secondo l’accusa – preso contatti per ottenere l’illecito profitto, ma anche in questo caso con una connessione anonima. Nonostante ciò i militari sono riusciti a raccogliere elementi utili alle indagini e ad arrivare a un volto e un nome. Il suo, secondo la procura e anche a giudizio del collegio, che ieri lo ha dichiarato colpevole in primo grado.

La procura

Per Sirca, la procura, aveva chiesto tre anni. «Il sito “civetta” creato – ha spiegato nelle sue conclusioni la pm Fera – ha registrato un solo accesso e noi riteniamo che fosse il suo. Nei motori di ricerca, infatti, quell’indirizzo non poteva essere presente, dato che per indicizzarlo servono almeno 24 ore e noi lo abbiamo messo offline dopo appena quattro». Il portale era stato creato appositamente per cercare di stanare l’estorsore. Un’operazione che, secondo il tribunale, è riuscita. «Le tracce informatiche – ha poi concluso la pm – sono state trovate nei file di sistema, così come l’installazione di Tor (un applicativo per navigare nel dark web ndr) risalente al marzo 2022. Per cancellare sarebbe servita una formattazione del computer, che non c’è stata». Una tesi contrastata dalla difesa, secondo cui «le tracce riguardano solo delle consultazioni», ha spiegato in aula l’avvocato Roberto Boev.

La difesa

Prima della chiusura dell’istruttoria, l’informatico friulano, aveva spiegato che per navigare nel dark web via cellulare è «sufficiente installare delle app scaricabili liberamente dai principali store, come Google Play Store e App Store», rendendo partecipe il collegio, quindi, della facilità con cui si può navigare in modo quasi del tutto anonimo. L’avvocato Boev non rilascia dichiarazioni, ma spiega che valuterà un eventuale ricorso in appello una volta lette le motivazioni della sentenza di primo grado.


 

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