Il Tirreno

Cecina calcio, l’inno resta una nota stonata

Lo scontro tra l’autore del brano e la società si traduce in una diffida per le spese di registrazione

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CECINA. Da sempre, e il calcio lo insegna, una società che si rispetta si distingue non solo per il risultati e la storia, ma anche per la cornice al quadro: l’inno. Il Cecina, rifondato nell’estate del 2010 dall’avvocato Enrico Marinai poi divenuto presidente e da altre persone, è ripartito dalla Terza categoria ed ha raggiunto l’Eccellenza il 15 maggio del 2016 vincendo lo spareggio in Versilia contro lo Zenith Audax. Pochi giorni prima, Salvatore "Gosling" Papotto, tifoso rossoblù, presentò il brano ufficiale alla dirigenza e alla stampa.

Un mese dopo, cambio al vertice e richiesta: «Va bene anche per voi?». Sì al testo, ma la musica va cambiata, fu la risposta. Da qui, è iniziata una storia che ancora non si è conclusa perché l’autore sostiene che la società deve pagargli il lavoro, 500 euro in tutto. «La mia parte è gratuita – è scritto nel messaggio pubblicato su Facebook “Ac sporting Cecina 1929” –, ma lo studio di registrazione ne costa 600. Allora, 100 li ho messi io e altri 100 Moreno Mancini (un sostenitore della squadra). Al sodalizio sarebbe costato solo 400. Ho ricevuto il via libera dal presidente Massimo Gazzarri, ho anticipato i soldi perché mi era stato promesso che i 500 euro mi sarebbero arrivati il giorno successivo». Piccola postilla: l’inno in questione non è mai stato trasmesso nemmeno una volta allo stadio comunale “Loris Rossetti”, dove i calciatori del vivaio e della formazione maggiore giocano il sabato e la domenica.

Il presidente conosce il problema e dà una versione diversa: «Quello che ho ricevuto – spiega Massimo Gazzarri – non è una versione professionale, ma assomiglia a una bozza. Per questo avevo chiesto un lavoro diverso, con una musica più adatta e il ritmo giusto. E poi lo avremmo pagato. Così non va».

Come sempre succede, il testo pubblicato da Papotto, che da tre anni non vive più a Cecina, ha suscitato reazioni e commenti sulle reti social non solo dagli addetti ai lavori. Sì, perché le vicende sportive dei ragazzi rossoblù suscitano sempre interesse.

«Sono disponibile a trovare un accordo – sostiene il presidente Gazzarri – affinché la questione si chiuda. Resto dell’idea che sarebbe carino trasmettere l’inno prima delle partite delle giovanili e della prima squadra. Farebbe piacere». Ad oggi, però, ancora niente. Papotto si sente preso in giro e attraverso il proprio avvocato ha inviato una diffida. In via Puccini vorrebbero invece scrivere la parola fine con buona pace di tutti. E magari suonare il pezzo celebrando la salvezza in Eccellenza.

Michele Falorni

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