Dichiarato il fallimento dell’As Cecina
Sentenza del tribunale dopo l’istanza di Asa (84mila euro di arretrati). A luglio l’esame dello stato passivo
CECINA. Dichiarato il fallimento dell'As Cecina, la vecchia società rossoblù già sparita dalla geografia del calcio e rimpiazzata dall'attuale Sporting Cecina. Il tribunale di Livorno, con sentenza del 18 aprile depositata il 19, ha dichiarato «il fallimento dell'impresa Associazione calcistica As Cecina, società semplice, con sede in via Puccini 5». Giudice delegato è stato nominato il dottor Luigi De Franco, curatore il commercialista Daniele Veratti.
Nella sentenza si ordina al fallito di depositare entro tre giorni in cancelleria i bilanci e le scritture contabili e fiscali concernenti i tre esercizi precedenti, l'elenco dei creditori e l'indicazione dei rispettivi crediti, nonché l'elenco di coloro che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del o fallito.
Fissata al 18 luglio (alle ore 10), sempre nella sede del tribunale di via De Larderel a Livorno, l'udienza in cui si procederà all'esame dello stato passivo. Cioè all’ammontare dei debiti della società.
Creditori e terzi che vantano diritti reali o personali su cose in possesso dell'impresa fallita possono presentare in cancelleria le domande di insinuazione al passivo fino a un mese prima dell'adunanza (quindi entro il 18 giugno).
Il fallimento dunque è stato dichiarato nero su bianco, dopo un decreto ingiuntivo, un precetto, un'istanza presentata a suo tempo dall'Asa Spa (tutelata dall'avvocato Dante Ciulli), un successivo accordo tra l’As Cecina e Asa a quanto pare non rispettato e, infine, dopo il parere formulato dal perito nominato dal tribunale.
Di quale entità sarà il patrimonio sul quale potranno rivalersi i creditori e chi verrà chiamato a rispondere dei debiti è tutto da capire.
La vicenda è la prevedibile (e prevista) conclusione del terremoto che, dall'autunno 2009 all'estate 2010, scosse la gloriosa società rossoblù conducendola poi alla fine.
L’As Cecina infatti, che al tempo militava in serie D, perse dapprima gran parte dei giocatori stufi di non essere pagati. Si salvò sul campo ma poi perse altre partite, quelle fondamentali. A cominciare dallo stadio. Nel giugno del 2010 infatti uscì il bando per la gestione del “Loris Rossetti”. L'As Cecina, che in quel periodo aveva un buco di 300mila euro (stimato dal commercialista Maurizio Donadelli e dall'ex segretaria della società calcistica Cristina Bianchi) perse quel bando. Fu sconfitta anche dagli ex soci ai quali aveva chiesto di pagare presunte quote arretrate (per un ammontare di 600mila euro). Fu sconfitta da Asa Spa nel contenzioso per il pagamento delle bollette dell'acqua, 84mila euro di arretrati.
A nulla servirono i proclami del presidente Giancarlo Pintossi (un mezzo fantasma) e le rassicurazioni del vice Marcello La Valle che ai tifosi confermò di iscrivere la squadra al campionato di serie D 2010-11. La iscrisse, ma alla Terza categoria insieme a una nuova società, quella che giorni fa ha conquistato la promozione in Seconda. L’As Cecina giocò le partite interne a Donoratico, annaspò per qualche mese. Già a dicembre alzò bandiera bianca. Ritirata dalle scene calcistiche, la società proseguì la partita su altri campi ma perse ovunque. Decisiva la sconfitta con Asa: il Cecina fece ricorso ma il giudice lo respinse dando ragione all'azienda e condannando la società rossoblù anche alle spese legali. Un fallimento generale. Quello tecnico è stato appena dichiarato.
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