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Il Viareggio si affida a mister Amoroso. Santini: «Rispetto ma non condivido»

di Massimo Guidi
Nella foto Christian Amoroso nuovo tecnico del Viareggio
Nella foto Christian Amoroso nuovo tecnico del Viareggio

L’ex tecnico del Seravezza si presenta

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VIAREGGIO. Nella tarda mattinata di ieri, 4 novembre, è arrivato l’atteso comunicato da parte del Viareggio calcio: sarà Christian Amoroso ad assumere la guida della squadra bianconera, dopo l’esonero di Stefano Santini avvenuto al termine della gara casalinga pareggiata contro la Sestese. Accordo fino al giugno 2026 per il quarantottenne ex calciatore di Fiorentina e Bologna, il quale ha maturato esperienze di allenatore sulle panchine di Pisa (serie C) e di seguito in serie D con Ponsacco, Ghivizzano, Sestri Levante, Real Forte Querceta e Seravezza, che nella passata stagione ha condotto al sesto posto nella classifica finale. Un nome che da qualche settimana era stato accostato alla squadra viareggina, dopo che la mancanza di risultati aveva contribuito a rendere meno solida la panchina di Santini. Il nuovo tecnico sarà presentato questa mattina (alle 11) al Marco Polo Sports Center, per poi guidare nel pomeriggio il primo allenamento in vista dell’impegno di domenica sul campo del Ponte Buggianese e di mercoledì, quello più atteso, in Coppa Italia contro la Massese.

Intanto Stefano Santini sta cercando di metabolizzare il distacco da quella che considerava un po’ la sua creatura guidata dalla sua nascita per 112 volte (sesto nella classifica all time dei tecnici del Viareggio) e condotta al successo di tre campionati consecutivi. Evento che lo ha fatto diventare uno dei quattro personaggi che nella ultracentenaria storia a strisce bianconere hanno vinto campionati sia da calciatore che da allenatore. Numeri che nessuno gli potrà mai togliere.

Santini, si aspettava un epilogo del genere?

«Io stesso non ero contento per come stavano andando le cose. Diciamo che un po’ mi ero preparato, anche se non me l’aspettavo del tutto».

Come si è lasciato con la dirigenza?

«Rispetto la decisione che hanno preso, perché a volte i matrimoni vengono meno, ma non la condivido. Nei loro panni avrei fatto un’altra scelta».

Si spieghi meglio: quale?

«Avrei aspettato a operare il cambio in panchina, perché nelle prossime due gare il Viareggio incontrerà Ponte Buggianese e Cuoiopelli, squadre in fase di smobilitazione. Arriveranno sei punti che, sommati all’eventuale passaggio del turno in Coppa Italia con la Massese, faranno apprezzare di più il bilancio alla luce di quello che ci è successo».

Quanto hanno pesato le assenze di Benassi, Bertacca e Morelli?

«Aggiungerei Bianchi, che dopo la rottura del setto nasale ha avuto un calo di rendimento. Hanno pesato tanto perché ho dovuto ripensare l’atteggiamento tattico sul quale avevamo lavorato ad inizio di stagione. Uno schema al quale sarei tornato tra qualche settimana, perché il 3-5-2 con il quale abbiamo giocato nelle ultime due gare è un tipo di modulo più conservativo e che ha bisogno di altri interpreti rispetto a quelli che ho avuto a disposizione».

Al di là degli infortuni cosa ritiene di avere sbagliato?

«Sono stato presuntuoso nel poter credere di portare avanti il progetto senza titolari importanti».

Perché non ha chiesto rinforzi?

«Avrei potuto farlo e la società mi avrebbe ascoltato. Ma questo avrebbe probabilmente portato a tagliare gli infortunati mentre io volevo aspettarli. A me piace guardare la gente in faccia e mai avrei potuto andare a dire a uno di loro che venivano messi da parte. È stata una scelta che alla fine non ha pagato, ma che rifarei».

Ha mai avuto il dubbio di non avere più in mano la squadra?

«Mai. Dire che i ragazzi mi hanno giocato contro sarebbe una offesa alla loro intelligenza. Non bisogna dimenticare che abbiamo vinto campionati nel segno del gruppo la cui solidità ha fatto la differenza nei momenti difficili».

Si è sentito con i suoi giocatori?

«Mi stanno messaggiando tutti e questo mi fa piacere».

Che squadra lascia al suo successore?

«Una squadra che sotto il profilo del gioco non è stata messa sotto da nessuno».

Nel futuro cosà farà Stefano Santini?

«Ho quarantacinque anni e voglio continuare ad allenare, perché è la mia passione. Un paio di amici allenatori mi hanno detto che la carriera di un tecnico parte sempre dal primo esonero. E io lo prendo come un buon auspicio per il futuro».

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