Il Tirreno

Versilia


Il numero uno che vuole diventare lo spauracchio di bomber e criminali

di Massimo Guidi
Riccardo Mariani
Riccardo Mariani

Mariani: «Io un para rigori? Direi di no»

21 novembre 2023
4 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Come la maggior parte dei giovani che giocano a calcio anche Riccardo Mariani, portiere del Pietrasanta, coltiva il sogno di poter arrivare tra i professionisti. Anche se il suo sogno più importante da realizzare è quello di diventare un criminologo. Una professione che lo ha affascinato fino da ragazzino seguendo in televisioni le serie di Csi. E così dopo le superiori si è iscritto alla facoltà di psicologia per poi arrivare a ottenere la specializzazione in criminologia. Intanto in attesa di acciuffare i criminali Riccardo si accontenta di fermare le conclusioni degli attaccanti avversari, soprattutto quelle più complicate. Come ha fatto nell’ultima gara di campionato contro il San Marco Avenza dove prima ha neutralizzato un calcio di rigore poi, con i blues sotto di un gol, evitando il raddoppio degli apuani con una paratona su un tiro da distanza ravvicinata. Una prestazione che è stata una specie di regalo personale visto che proprio ieri ha festeggiato il 21° compleanno.

Nato a Milano, all’età di nove anni papà Emanuele e mamma Deborah si sono trasferiti in Versilia perché è notorio che l’aria di mare è più salubre di quella meneghina e il loro ragazzo aveva bisogno di un bel pieno di salmastro. Tifa Inter, passione ereditata dal nonno materno Italo che da giovane aveva giocato con Trapattoni.

Riccardo si reputa un para rigori?

«Direi di no. Quest’anno è il primo che neutralizzo, al terzo rigore subito. Mi era già capitato due anni fa in Eccellenza proprio nella partita d’esordio con la maglia del Camaiore contro il Prato 2000».

Ha qualche segreto che prova a sfruttare per cercare di parare un rigore?

«Sono molto istintivo. Ad esempio sapevo che Conti tirava a incrociare e invece mi è venuto in mente che poteva aprire il piatto e allora mi sono tuffato alla mia sinistra dove il giocatore della San Marco ha indirizzato il pallone».

Durante la settimana fa qualche allenamento specifico per i rigori?

«Dopo la fine dell’allenamento del venerdì mi fermo con Mengali e Falorni che provano a calciare i rigori. E da attaccanti come loro c’è sempre qualcosa da imparare».

Chi l’ha avviata al calcio?

«Nonno Italo che da ragazzo aveva giocato con Trapattoni nel ruolo di difensore. E proprio con il Trap era stato invitato a fare il provino per il Milan ma non lo avevano preso».

Ha un modello di portiere da seguire?

«Mi è sempre piaciuto Julio Cesar perché giocava nell’Inter e poi perché anche lui non è molto alto».

Quali sono i suoi pregi e dove deve ancora lavorare?

«La mia dote migliore sono i riflessi che mi servono anche quando mi trovo a tu per tu con un avversario. Devo invece lavorare molto nel gioco con i piedi perché ormai tutte le squadre di qualsiasi categoria iniziano l’azione partendo dal basso. E in questo mi sta aiutando Francesco Tosi che mi dà sempre molti consigli».

È ancora giovane: sogna un futuro nel calcio professionistico?

«Cerco sempre di dare il massimo per vedere se si può realizzare anche se in cima alla lista c’è un altro sogno, quello di diventare criminologo».

Racconti come è nato questo amore per la criminologia.

«Fino da ragazzino assieme a zia Rossana non mi perdevo una puntata della serie di Csi. E con il passare degli anni mi sono accorto che mi sarebbe piaciuto fare il criminologo e quindi dopo il diploma delle superiori mi sono iscritto alla facoltà di psicologia a Firenze. E dopo la triennale vorrei fare la specializzazione in criminologia».

Tornando a domenica: dopo il rigore ha fermato la conclusione di Mancini. Un episodio che ha innescato la rimonta che vi ha portato alla vittoria.

«Eravamo sbilanciati alla ricerca del pari. Mancini ha sfruttato la sua velocità su un pallone che arrivava dalla difesa ed è arrivato solo davanti a me. Ho avuto la freddezza di rimanere in piedi ed ho potuto parare la conclusione centrale».

Pensa che il Pietrasanta possa disputare un campionato importante?

«Siamo un gruppo molto compatto con una grande cultura del lavoro che ci ha trasmesso il nostro tecnico Bucci. La vittoria di Cerreto in rimonta ci ha dato fiducia e sono arrivati gli altri risultati positivi. Sono convinto che possiamo lottare per arrivare nei playoff».
 

Primo piano
Ambiente

«No alla nuova funivia»: rivolta contro l’ecomostro sull’Appennino tosco-emiliano. I motivi della protesta

di Cristiano Marcacci
Sport