A Prato la truffa dei fondi europei: documenti falsi e società fantasma – Chi è l’indagato e come funzionava “la rete”
L’inchiesta della Procura europea ricostruisce il meccanismo che permetteva di ottenere finanziamenti Ue con pratiche costruite ad arte
PRATO. La Procura europea ha indagato un romeno residente a Prato, Andrei Valentin Bazavan di 28 anni, per malversazione e indebita percezione di erogazioni pubbliche. E la Corte dei conti lo ha condannato a restituire 19.600 euro. È solo l’ultima di una lunga serie di sentenze nate da quella che è stata certificata dalla stessa Corte dei conti come una truffa seriale ai danni dello Stato. Andrei Valentin Bazavan, infatti, era uno dei tanti clienti della società di consulenza Debut Italia srl, aperta nel 2018 in via Traversa Fiorentina. Secondo i giudici contabili, e anche secondo i magistrati della Procura europea che vigila sull’erogazione dei fondi Ue, questa società avrebbe “agevolato i propri clienti nell’ottenimento dei fondi pubblici, attraverso la redazione di documentazione solo apparentemente regolare, in taluni casi falsa”. La documentazione serviva a partecipare al bando “Creazione d’impresa giovanile, femminile e dei destinatari di ammortizzatori sociali”, uno strumento finanziario europeo gestito dalle singole Regioni italiane per promuovere sviluppo, competitività, innovazione, sostenibilità ambientale e coesione sociale, finanziando progetti per imprese, ricerca e territorio, con fondi Ue, statali e regionali, seguendo le priorità stabilite per il periodo di programmazione, in questo caso dal 2014 al 2020. E la società di consulenza pratese si intascava il 10% dei finanziamenti ottenuti dai clienti.
Le accuse a Bazavan
Ad Andrei Valentina Bazavan, tra le altre cose, si contesta di aver allegato alla documentazione un preliminare per l’affitto di uno stabile in cui la controparte è risultata inesistente. Il progetto per il quale aveva chiesto un finanziamento di oltre 24.000 euro ricevendo un anticipo di poco più di 19.000 era una società individuale (la A.V.B. Solutions) costituita il 12 luglio 2019, quando Andrei aveva poco più di 20 anni, per la realizzazione di “portali di ricerca sul web”. Detto così, è abbastanza generico, ma sufficiente a fargli avere l’anticipo che non è mai stato restituito.
Il mancato rendiconto
La regola del bando voleva che il beneficiario nel termine di 9 mesi dall’erogazione rendicontasse spese per 35.000 euro, così avrebbe ottenuto anche il resto del finanziamento, ma quel rendiconto non è mai arrivato. La Regione, che aveva erogato i soldi per conto dell’Europa, se n’è accorta il 23 agosto del 2020 e il 30 novembre dello stesso anno ha intimato la restituzione del maltolto, che però non c’è mai stata. Il beneficiario non si è mai costituito in giudizio davanti alla Corte dei conti e i giudici si sono ricordati di lui il 4 aprile 2024, quando hanno constatato che effettivamente quei soldi non erano mai tornati indietro. Così è iniziato il procedimento che si è concluso alla vigilia di Natale 2025 con la condanna.
Una truffa seriale
Una sentenza in tutto e per tutto simile ad altre sei che l’hanno preceduta nel corso dell’anno, tutte nei confronti di soggetti residenti a Prato ed ex clienti della Debut Italia srl.
Le smartcard sequestrate
Nel corso di una perquisizione della guardia di finanza nella sede della società furono trovate ben 122 smartcard (la Carta nazionale dei servizi, un certificato digitale che serve per accedere da remoto ai servizi dello Stato) e dunque la truffa potrebbe essere più estesa di quanto è emerso finora.
