Il Tirreno

Versilia

Calcio toscano dilettanti
Il personaggio

Pacini, la bandiera della Torrelaghese non si risparmia: «Dna gialloviola»

di Massimo Guidi
Pacini, la bandiera della Torrelaghese non si risparmia: «Dna gialloviola»

A 37 anni dà ancora il suo apporto in campo

4 MINUTI DI LETTURA





TORRE DEL LAGO. Quando sabato mattina gli è stato detto che c’era bisogno del suo apporto per la partita contro l’Atletico Lucca, Marco Pacini non ha avuto dubbi nel rispondere presente. Senza stare a pensare troppo al ginocchio malandato che gli ha fatto saltare praticamente tutta la stagione. Da vero leader e uomo simbolo della Torrelaghese, squadra alla quale è legato perché rappresenta il suo paese e della quale veste la maglia ininterrottamente dal 2015, cioè l’anno del ritorno all’attività del club gialloviola. Contro i lucchesi Marco è rimasto in campo addirittura per tutti i novanta minuti, guadagnandosi alla fine la palma di migliore in campo. Trentasette anni, difensore centrale ma con il sogno di chiudere la carriera da attaccante, ha iniziato a giocare a calcio a dieci anni, un po’ in ritardo rispetto ai suoi coetanei perché i genitori preferivano fargli praticare nuoto.

La sua prima squadra è stata la Ninfea, una delle società che hanno fatto la storia del calcio versiliese e che da qualche anno ha chiuso i battenti, poi lo Spa Vecchiano con il quale ha completato il settore giovanile. Nei campionati dilettanti ha vestito le maglie di Atletico V2, Piano di Mommio, Bozzano e Torrelaghese Un trascinatore e un vincente visto che nel suo palmares ci sono i successi ottenuti con Atletico V2 (campionato di terza Categoria, coppa provinciale e coppa Toscana), Piano di Mommio e Ninfea (play off di terza Categoria) fino ad arrivare alla Torrelaghese che ha contribuito a portare dalla Terza alla Prima categoria. Senza dimenticare che dal 2012 fino alla passata stagione è stato uno dei protagonisti della favola del Viareggio Beach Soccer campione di tutto. Squadra della quale nella stagione corrente è stato nominato allenatore in seconda. Le sue prime tifose sono la compagna Sara e la loro bimba Eva.

Cosa ha pensato quando il tecnico Baldini le ha detto che l’avrebbe schierata nell’undici iniziale contro i lucchesi?

«A parte quindici minuti a Marlia qualche settimana fa, non andavo in campo dall’inizio dal maggio scorso causa i problemi ad un ginocchio, e quindi non sapevo quanto avrei potuto tenere. Però la squadra aveva bisogno di me e non potevo rifiutare».

Pensiero da vero leader della squadra. Si riconosce nel ruolo?

«Mi sento i colori gialloviola addosso e quindi se la squadra ha bisogno non posso tirami indietro. Ho giocato tutta la partita, sono andato bene ed abbiamo ottenuto un pareggio che fa bene alla classifica. Meglio di così non poteva andare».

Di qui alla fine del torneo sono rimaste una manciata di partite. Potrebbero essere le ultime della sua carriera?

«Non lo so. Non sono tanto i 37 anni, ma il ginocchio malandato a impormi una riflessione. Ad inizio stagione volevo mollare. Poi stando in gruppo mi è tornata la voglia di giocare. Intanto vediamo se riesco a dare una mano alla squadra in queste ultime partite».

Nonostante la statura non elevata ha sempre giocato al centro della difesa. Ha sempre giocato in quel ruolo?

«Sì, fin dai tempi di Vecchiano. È un ruolo che mi piace, anche se il mio sogno sarebbe stato quello di giocare gli ultimi anni da attaccante».

Quali sono le caratteristiche che lo hanno portato ad essere negli anni uno dei migliori difensori del torneo?

«La grinta e la cattiveria agonistica con la quale vado in campo, caratteristiche che in queste categorie sono necessarie».

E per essere riconosciuto il leader della squadra?

«Oltre all’esempio in campo bisogna non avere atteggiamenti presuntuosi nei confronti dei compagni».

Proprio in questi giorni ha avuto l’incarico di vice allenatore del Viareggio beach soccer. Come è nata questa idea?

«Sapendo che non potevo più giocare, Stefano Santini mi ha chiesto se volevo rimanere per dare una mano. E ho detto subito sì, perché mi sono trovato bene con la società e perché mi piacerebbe rimanere nell’ambiente».

Quindi non la vedremo come allenatore nel calcio a undici?

«Per il momento no. Anche perché per frequentare il corso dovrei prendere permessi dal lavoro. E poi dovrei togliere tempo alla famiglia, con la mia compagna Sara in testa che mi ha sempre incoraggiato a continuare anche nei momenti difficili».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web