Rizzato para-rigori: «Seguo l’istinto con Toldo e Ciucci come modelli»
Le prodezze del numero uno del Camaiore
VIAREGGIO. Non si definisce un pararigori, anche se al termine di ogni campionato riesce sempre ad intercettare un paio di tiri dalla fatal piazzola. E in questo avvio di stagione Mattia Rizzato, estremo difensore del Camaiore, ha già cominciato a ritoccare le sue statistiche, visto che ha già neutralizzato due penalty: uno alla prima giornata contro il Fucecchio e domenica scorsa contro il Ponte Buggianese.
Ventinove anni, pisano di Nodica, Matteo è tornato questa estate a Camaiore, con il quale aveva esordito nei campionati dei grandi nel 2012 lanciato da Stefano Ciucci, con il quale ha una certa somiglianza fisica, prima di vivere le stagioni di Pro Livorno, Piombino, Perignano e Cascina. Dove l’estremo difensore pisano ha confermato la sua affidabilità che hanno indotto il diesse Jacopo Pellegrini a riportarlo a guardia della porta dei bluamaranto. È bastata una telefonata tra i due per sancire l’accordo, visto che Mattia nella sua carriera ha fatto sempre tutto da solo, senza procuratori. Insomma non ha mai pensato di essere un fenomeno, tanto da privilegiare prima lo studio (è laureato in scienze politiche) e poi il lavoro (al momento insegna alle scuole elementari). Senza trascurare però il calcio che è quello che lo fa stare bene, sostiene lui, nel fisico ma anche nella testa.
In carriera qualche rigore lo ha parato ma non si definisce un para rigori. Perché?
«Perché non ne ho parati poi tanti. Diciamo uno o due l’anno».
Ricorda i primi?
«Sì, perché a mio parere sono anche i più importanti. Era il mio primo campionato tra i grandi, in serie D, proprio con il Camaiore. Mi aveva lanciato Stefano Ciucci. Parai due rigori di fila contro Sestese e Tuttocuoio».
Stefano Ciucci con il quale vi accomuna l’altezza, non certo elevata se si parla di portieri.
«Abbiamo la stessa altezza ma Stefano è più potente muscolarmente. Io sono più un longilineo. Non supero i settanta chili di peso. Con lui è rimasto un buon rapporto, quando ho trovato l’accordo con il Camaiore gli ho telefonato per dirglielo».
Tornando ai rigori, qual è il suo approccio nel fronteggiare l’avversario sul dischetto?
«Non ho una tecnica particolare, magari osservo la postura del corpo dell’avversario ma soprattutto vado ad istinto. Scelgo un angolo e mi tuffo da quella parte».
Lei è uno dei rari casi di giocatore che milita nei campionati dilettanti a non avere mai giocato in un settore giovanile professionistico. C’è un motivo?
«Ho iniziato nello Spa Vecchiano dove sono rimasto fino a sedici anni. Non abbiamo mai disputato campionati regionali e quindi non c’è mai stata l’occasione per mettersi in mostra. E forse anche perché fisicamente sono cresciuto un po’ in ritardo rispetto ai miei coetanei. Poi ho giocato nell’Aquila Metato prima di passare al Camaiore».
Perché proprio il Camaiore?
«Fu un amico a segnalarmi a Brunello Ceragioli che mi portò in bluamaranto. Iniziai con la Juniores regionale di mister Gemignani e facevo il secondo a Ciuffi. Poi a gennaio del 2012 Ciucci mi fece esordire in trasferta contro il San Paolo Padova».
Quali sono i suoi pregi e difetti di portiere?
«Non ho un grande fisico, ma cerco di leggere in anticipo le situazioni. E poi sono dotato di molto coraggio. Il difetto maggiore era quello di non saper giocare troppo con il pallone tra i piedi. Ma negli ultimi anni sono migliorato in questo fondamentale anche con il destro, visto che sono un mancino puro».
Ha mai avuto un modello di portiere?
«Direi Kahn, portiere di grande personalità, ma anche Toldo che imparai a conoscere in quella famosa partita degli Europei con l’Olanda quando parò tre rigori».
Rimpianti per non essere arrivato oltre la serie D?
«No. Ho sempre messo in primo piano la scuola e poi il lavoro. E sono convinto di avere fatto le scelte giuste».
Cosa rappresenta per lei lo sport ed il calcio in particolare?
«È un piacere oltre che fisico anche mentale, mi dà ritmo e mi aiuta a scaricare la tensione del lavoro».
Quando appenderà i guantoni al chiodo le piacerebbe allenare i portieri?
«Sicuramente. Intanto sto allenando i portieri del settore giovanile del San Giuliano. Spero di poter continuare a giocare ancora per tanti anni».
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