Il caso
Davide Buglio, il figlio d’arte che ha imparato a segnare
Con la maglia dell’Arezzo ha già firmato tre gol. L’ultimo nel derby col Pontedera «Andare in doppia cifra? Perché no. L’ho scommesso... con me stesso»
VIAREGGIO
Sin dall’adolescenza Davide Buglio ha eletto la mattonella di campo davanti alla difesa come centro di smistamento palloni a cielo aperto, senza che alcun allenatore predisponesse per lui uno spostamento in altro “ufficio” (intendasi zona di campo) e con differenti mansioni. Almeno sino all’estate appena trascorsa: Alessandro Dal Canto – tecnico dell’Arezzo che per altro lo aveva già allenato nella stagione 2016/17 ai tempi della Primavera dell’Empoli, con sconfitta in finale alla 69° Viareggio Cup – ha concepito l’idea di evolvere Buglio da regista a mezz’ala. Ed i risultati si sono rivelati migliori di ogni più elevata aspettativa: già tre i gol messi a segno in campionato (girone A di Serie C) dal ventenne Davide (calcisticamente nato nella Croce Verde e approdato all’Inter per vincere – dopo il prestito al Pisa – lo scudetto con i Giovanissimi. Poi, appunto, all’Empoli). L’ultimo, lunedì sera in casa contro il Pontedera di un viareggino come lui ma con quindici anni in più sulla carta d’identità, Daniele Mannini.
Dei tre gol segnati finora, quello con il Pontedera è il più bello?
«Direi di sì, anche perché è stato più difficile degli altri due (inserimento in area e torsione aerea su cross da destra, ndr)”.
A chi lo ha dedicato?
«A mamma e papà che lunedì sera erano in tribuna e alla fidanzata».
A proposito: cos’è che le dice più spesso suo padre (Francesco, allenatore del Casale, girone A di Serie D)?
«Mi ricorda costantemente di mantenere la concentrazione, di non montarmi la testa perché la Serie C è un campionato impegnativo ed ha ragione. Io sono appena agli inizi. C’è ancora tanto da fare. Tantissimo».
Eppure non sembra affatto aver pagato dazio al passaggio dalla Primavera al professionismo...
«Perché faccio parte di un gruppo nel quale mi sono integrato rapidamente. Ascolto i leader e da loro apprendo quanto più possibile».
E poi ha ritrovato Dal Canto come allenatore: sua l’idea di spostarla mezz’ala. Come si trova, gol a parte?
«Davvero bene. Ho sempre giocato davanti alla difesa, sin da ragazzino. Questo nuovo ruolo però mi piace, mi garantisce più libertà e mi permette di inserirmi più spesso».
E di segnare…
«Il primo a sorprendermi sono io. Il gol non è mai stato una mia prerogativa”.
E’ già a quota tre in cinque partite. Sta pensando alla doppia cifra?
«In effetti, una scommessa l’ho fatta. Con me stesso. Visto che l’inizio è stato tanto così positivo, perché no...»
La Serie A per ora è riuscito a vederla solo dalla panchina (contro il Sassuolo, aprile 2017). E’ un pensiero che contempla?
«La priorità è la partita di domani (oggi per chi legge) con la Juventus Under 23. Al resto ci penserò più avanti, al momento opportuno». —
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