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Versilia, offerte milionarie dall’estero per le strutture ricettive – Occhi anche sugli stabilimenti balneari

di Matteo Tuccini

	Uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi (foto archivio)
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Uno stabilimento balneare di Forte dei Marmi (foto archivio)

In vista delle nuove aste, Rifondazione comunista pone l’attenzione sulla tutela dei lavoratori: «È fondamentale che le gare per l’assegnazione delle concessioni non si traducano in una discontinuità per chi negli stabilimenti balneari lavora»

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VIAREGGIO. Le strutture turistiche versiliesi fanno gola a società con base all’estero, e che fanno capo a gruppi di investimento importanti. Secondo gli addetti ai lavori, sono soprattutto gli hotel a ricevere offerte milionarie per possibili compravendite che sono destinate a cambiare l’assetto della Versilia. Sempre meno orientata su famiglie del posto, o quantomeno italiane, anche nella proprietà. Discorso diverso per gli stabilimenti balneari, che sembrano più esposti alle conseguenze della direttiva Bolkestein. Ci sono tutt’ora compravendite, ma a cifre - pare - nettamente inferiori al milione di euro: soglia psicologica a cui una volta neanche ci si accostava.

La tutela dei lavoratori 

Sos per la tutela dei lavoratori da Rifondazione comunista: «Abbiamo accolto con favore - dicono da Rc in una nota - le proposte avanzate dall’associazione Mare Libero Versilia, relative alla necessità di aumentare il numero delle spiagge libere e di destinare una quota maggiore degli arenili alla libera fruizione da parte della cittadinanza. Vogliamo, tuttavia, aggiungere un ulteriore tassello, troppo spesso trascurato nel dibattito sulle gare previste dalla direttiva Bolkestein: la situazione lavorativa di chi opera all’interno degli stabilimenti balneari. La bozza di bando-tipo per l’affidamento delle concessioni balneari presentata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il 30 settembre introduce una clausola sociale che consente di valorizzare l’impegno dell’operatore subentrante ad assumere alcuni dei lavoratori del concessionario uscente per i quali l’attività costituisce la prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare: una formulazione di questo tipo non è però sufficiente a garantire la continuità occupazionale nel passaggio tra concessionari.

«Importante la continuità per chi lavora»

«In questi giorni - si prosegue da Rifondazione - si è fatto un gran parlare dell’importanza di tutelare la presunta continuità "storica e culturale" degli stabilimenti balneari, ma si è detto ben poco rispetto a coloro che ci lavorano. È fondamentale che le gare per l’assegnazione delle concessioni non si traducano in una discontinuità per chi negli stabilimenti balneari lavora, spesso anche in situazioni di grave sfruttamento, e ha costruito negli anni la propria professionalità. La tutela del lavoro deve essere un elemento vincolante delle procedure di gara e non una possibilità lasciata alla scelta dell’operatore subentrante, che si tratti di una multinazionale o del gestore presente fino al giorno prima».

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