Il Tirreno

Versilia

L’intervista

Versilia, Bindi spiega la “sua” Canniccia: «Ci ho speso 24 milioni, non tornerà una discoteca. Ecco la mia idea»

di Luca Basile

	Attilio Bindi, proprietario, primo referente e cuore pulsante della Canniccia
Attilio Bindi, proprietario, primo referente e cuore pulsante della Canniccia

Il patron dello storico locale di Pietrasanta ha un progetto chiaro in mente: «Sarà una sorta di music restaurant per divertirsi con sobrietà»

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PIETRSANTA. «La Canniccia degli anni ottanta e novanta non tornerà più. È un capitolo chiuso. Se però il nostro progetto deve essere motivo di proteste e disagi, nessun problema: chiudo l’attività, così vado finalmente in pari con le spese di gestione. In Versilia sono ospite e non voglio litigare con nessuno. A suo tempo, per recuperare questa struttura, ho fatto un investimento folle e l’unico ritorno che ho avuto è stato in termini di felicità, non certo economici». Attilio Bindi della Canniccia è proprietario, primo referente e cuore pulsante: da qualche giorno a questa parte, con una modifica sulla convenzione datata 2021, Comune e appunto proprietà hanno deciso di incrementare la capienza della struttura - oltre le 200 persone - in chiave pubblico spettacolo. E, come spesso accade proprio in terra di Versilia, in scia a questa modifica e sullo status discoteca si, discoteca no, si è innescato un contraddittorio più che invelenito.

Bindi, non si torna agli anni ’90, ma la Canniccia riapre o non riapre le porte alla discoteca?

«Se per discoteca intendiamo un migliaio di persone a ogni evento, programmazione quasi tutti i giorni, altoparlanti e laser in ogni dove, pum pum musicali e confusione assolutamente no. Non mi interessa e mai sarà tutto questo. Vedo la Canniccia come un luogo aperto a ogni persona, dove si prenota per venire a cena o a farsi un aperitivo, dove ci sono serate live, eventi privati, dove ancora si balla in alcune occasioni. Sarà una sorta di music restaurant per divertirsi con sobrietà».

La musica sprigionata dalle vostre casse non ha fatto e non fa felici i residenti di zona che hanno protestato con il sindaco e promettono battaglia: cosa risponde?

«È proprio per evitare problemi, incappare in infrazioni e causare eventuali disagi che abbiamo deciso di modificare la vecchia convenzione: se qualche volta abbiamo sforato con l’orario mi dispiace. Per quanto riguarda i decibel della musica non abbiamo avuto, a oggi, alcuna contestazione. Nel frattempo abbiamo predisposto nuove strumentazioni per attutire i bassi, il volume della musica verrà ulteriormente diminuito (poi se il vento peggiora la situazione possiamo fare ben poco), non proponiamo una programmazione fissa tipica delle discoteche e nonostante le nuove norme ci consentano di andare avanti fino a notte inoltrata, le serate non saranno mai, a parte alcune eccezioni, eccessivamente lunghe».

Ma la rinascita della Canniccia non era finalizzata, soprattutto, al Motor Club?

«E lo è ancora, oggi più che ieri. Pochi giorni fa abbiamo promosso un evento con oltre 150 spettatori. Organizziamo, d’intesa con le Forze dell’ordine, corsi di guida sicura, collaboriamo con il Comune, le grandi marche automobilistiche (leggi Lamborghini, ndr) preparano qui le loro anteprime. Questa pista è motivo di personale soddisfazione: ci riuniamo, ci divertiamo e non siamo, come sento dire da qualcuno, una pattuglia di ricconi sfondati, ma parliamo solo di persone appassionate di motori di ogni ceto. E poi, a queste giornate, partecipano tanti bambini. È tutto molto bello».

Quanto le è costato l’investimento-Canniccia?

«Circa 24 milioni di euro, per questo parlo di follia e non c’è alcuna possibilità, discoteca o meno, che possa rientrare di quanto speso. Ma non sono pentito: questo posto mi dà felicità. Anche se dovessi restarci da solo con i miei figli. Fino a qualche anno fa versava in condizioni pietose, oggi è un motor club con palme, aree verdi, ristorante, paddock e ambienti meravigliosi. Diamo lavoro a circa 25 persone e vorrei che fosse vissuto non solo dai turisti, ma da tutta la comunità. Per entrare qui non serve infatti essere soci. Sì, in tutto questo contesto ci abbiamo aggiunto anche il ballo, ma, e mi ripeto non sarà mai una discoteca nel senso stretto del termine. Per questo spero che si possa arrivare a una serena convivenza: da parte mia farò tutto il possibile».

Da imprenditore, come vede la Versilia?

«Come una terra splendida con pochi eguali che però ha raggiunto una soglia, in termini di costi a carico del cliente, importante. Bisogna fare attenzione. Va bene l’eccellenza, va bene l’ospitalità, ma poi si rischia il punto di non ritorno se si chiede sempre di più. Serve una riflessione. E poi bisogna creare attrazioni per i più giovani. E non necessariamente aprendo delle discoteche».

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